Il cliente ha sempre ragione? (Il lavoro rende liberi)

Come mostrano simpaticamente le immagini che ho postato, questo mito va sfatato.$_35

Ma come mai oggi mi occupo di questo argomento?

Come promesso ieri, avrei analizzato i quattro punti fondamentali per una vita sana. Il punto numero uno era L’Alimentazione, il numero due il LAVORO.

Voglio iniziare proprio da questo.

Prima di lanciarmi nel mondo della ristorazione (sono supervisor presso due locali), mi occupavo di immagine coordinata per le aziende.

La tipologia di clientela era davvero ben fornita. Ogni giorno mi scontravo con persone che  ti affidavano un lavoro ma il più delle volte pretendevano di saperne più di te.

54317-il_cliente_ha_sempre_ragione_2012-9-26Tutti creativi. Tutti designer.

Ebbene, nel mio nuovo lavoro, è anche peggio.

Credo che occuparsi e gestire la clientela(e gestire anche una squadra di lavoro) sia in assoluto uno dei compiti più difficili che abbia mai svolto.

Mi sono trovata in altre situazioni simili in passato, ma in circostanze diverse e in settori meno “delicati” del Food and Beverage.

Reduce da una serata grandiosa, quale è stata quella di ieri sera, ho trovato dunque l’ispirazione per scrivere questo post.

C’è stato un altro evento che mi ha spinta verso questa decisione: le recensioni di Trip Advisor.

Sappiamo tutti oramai quale è l’attendibilità di questo sito, e soprattutto come è  diventato terreno fertile per quelle strutture che vogliono in un qualche modo “affossare” la concorrenza, pensando forse che “scripta manet”, e convinti che a contare siano le parole e non i fatti.un altra pinta

Per fortuna la professionalità, la qualità e l’egregia gestione dei locali per cui lavoro è confermata ogni giorno da fatti concreti.

Non voglio dilungarmi troppo su singoli eventi(prometto però che quelli più simpatici li raccoglierò in un unico post), ma voglio posare l’attenzione sull’importanza che il lavoro ha nella vita di ognuno di noi.

La triste e celebre frase Il lavoro rende liberi (in tedesco Arbeit macht frei, motto posto all’ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale), è quanto mai vero.

Il lavoro ci permette di condurre una vita dignitosa e occupa la maggior parte o quasi della nostra giornata.

Un lavoro, di norma, è di otto ore.

Nel mio caso, ore trascorse sempre con le stesse persone (i miei colleghi) e con i clienti.

Se faccio due conti, trascorro più tempo con loro che con la mia famiglia. In un certo senso sono una seconda famiglia.

Stessa cosa vale per un impiegato e i vicini di scrivania, per un operaio e i colleghi, insomma, ogni lavoro o quasi, prevede la compagnia di altre persone che bene o male sono sempre le stesse.

Così come ogni lavoro o quasi, prevede una parte meccanica e ripetitiva.

Di conseguenza, svolgere una mansione che non ci è congeniale, a lungo andare ci logora. Fare un lavoro che non si ama, fa male a noi e agli altri.
La prima volta che sono stata in Svezia, la cosa che più mi ha meravigliata era la serenità delle persone sul posto di lavoro.

Il vigile gentile e non frustrato, che non doveva esercitare il proprio “potere”, la cassiera sorridente, affabile, che svolgeva il suo lavoro con estrema maestria e gli dava un’importanza come se da lei dipendesse l’esito positivo della giornata dei clienti.  Gli infermieri… Felici. Gli ospedali in Svezia somigliano ad alberghi. Non percepisci la malattia, il puzzo di medicinali, la depressione di malati e dipendenti.

Così un giorno inizio a chiedere quale è il loro segreto.

La risposta è stata simile per tutti.

L’infermiere: Amo il mio lavoro. Il vigile: Ho scelto il mio lavoro. La cassiera: Non volevo studiare così mi sono dedicata a una lavoro semplice ma che richiede pazienza, un lavoro che mi fa incontrare molte persone. La cameriera: amo la notte, quale lavoro migliore di questo?

Potrei continuare, ma mi fermo, perchè il punto del discorso è questo: FATE UN LAVORO CHE VI PIACE, AMATELO.

Conosco bene la situazione italiana qual’è, ma abbiate sempre un piano B. Mettetevi in gioco.  E se proprio ciò che fate non vi piace, lasciateci stare. Emigrate, cercate altrove.

Il lavoro non è qualcosa di cui dovremmo accontentarci. Lavoriamo 5/6 giorni a settimana per 8 ore.

Non vorrei esagerare ma il 40% almeno, della nostra vita(parlo del presente) la trascorriamo a lavoro. Non sembra uno spreco gettare questo tempo in attività che non ci soddisfano e che di conseguenza facciamo male?fotopersonale

Ribadisco che la situazione italiana in questo particolare momento storico è nefasta. C’è gente che purtroppo non ha neppure la possibilità di fare un lavoro che non gli piace, figuriamoci uno che gli piace.

Ma io mi rivolgo maggiormente a coloro che hanno la possibilità di scegliere e le competenze per farlo.

La vostra vita sarà migliore.

PS: l’ultima foto ritrae me e alcuni colleghi di cucina e sala (tra cui lo chef e uno dei titolari, durante un divertente banchetto fatto questa estate).

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