Qualcuno lo chiama Gene del Tradimento (Part.2)

La prima parte dell’intervista si trova QUI

Iniziamo questa seconda parte con la lettera che Eva ha scritto al suo amante:

Perchè sei entrato in questo maledetto uragano?

Un buco nero.

E’ TERRIFICANTE.

Io vorrei solo schiantarmi al suolo, invece continuo a precipitare in questo baratro assurdo.

In questi giorni mi sono chiesta più volte: chissà cosa fa? Chissà se è felice… Chissà dov’è, se solo potesse sentirmi…

Mi avrebbe consolata anche il solo sapere che anche tu mi avresti pensata, non come ho fatto io, non pretendo così tanto. Almeno un poco.

E tu potrai dirmi tutte le parole dolci del mondo, ma io non ti crederò.

Non voglio crederti, non posso crederti.

Quante promesse hai fatto che non hai mantenuto?

Certo c’erano sempre cause maggiori, ma questo caro dolce amore mio, cosa significa?

Che io sono sempre l’ultima delle tue priorità.

E non ho mai preteso nulla da te, mi sono sempre messa da parte per evitare che la tua splendida vita perfetta da uomo in carriera, da padre felice e marito modello, non venisse intaccata.

Sono stata comprensiva, cercavo di “meritare” l’amore che dicevi di provare per me.

Poi ho capito. Ho ricordato. Mi dicevi esattamente tutto quello che altri uomini nella tua posizione mi avevano detto: bugie.

E come mai dovrei credere te tra tanti?

Mi chiami amore mio, e sprechi decine di “ti amo” ogni qual volta siamo soli, e per fortuna non capita troppo spesso.

Sono i fatti che contano e non le parole.

E i fatti tra me e te sono chiari.

Non sto nemmeno a elencare quante volte mi hai trovato scuse (pertinenti o meno), e quante volte con i fatti hai dimostrato che nella tua vita sono l’ultima, e per carità, non ti rinfaccio nulla, ma permetti che non puoi dirmi ti amo?

Mi sono detta più volte: non amiamo tutti allo stesso modo.

Certo, alcune cose però sono palesi.

Non sono inquietata con te, non fraintendermi, sono solo un po’ delusa, soprattutto da me stessa, che ti ho dato un ruolo che non meritavi e probabilmente nemmeno volevi.

Delusa per tutte le volte che mi sono umiliata in ginocchio davanti a te, e non per chiederti scusa.

Rammaricata per tutte le volte che mi hai presa in auto, tu, un uomo pieno di risorse, con casa al mare, in montagna, in città e in collina, mi hai sempre trattata come una donna qualunque, non come la principessa che dicevi di amare.

Ma soprattutto quello che più mi fa male, sono i ricordi dei tuoi baci, delle carezze, del gelato al cioccolato, della crema di caffè, delle mie sigarette preferite, del coprispalle, del profumo… E non è la materia che conta, ma l’attenzione posta nei miei confronti.

Un giorno avevo freddo, e sei tornato dopo mezz’ora con uno scialle del mio colore preferito. Quando hai fatto quel gesto io riempivo i tuoi pensieri, hai scelto come se fossi stata io.

Mi sono lasciata abbagliare da queste smancerie, credendo di essere importante solo perché pensavi a me nel quotidiano. La crema al caffè portata in ufficio, accompagnata da sigarette mi dava importanza. Il capo si stava prendendo cura di me. E ogni sorso, ogni tiro, era impregnato della tua presenza.

Ero sicura che ognuna di quelle sigarette, più che nuocere alla mia salute, potevano solo farmi del bene.

E invece caro Marco, mi sono lasciata avvelenare dai tuoi baci, dalle tue bugie.

Non metto in dubbio la tua buona fede, ma le ultime parole scambiate tra di noi, mi hanno frantumata in mille pezzi. Non hai nemmeno avuto l’empatia di capire che quella sera sarei crollata, ero fragile come cristallo, e lo ero da qualche giorno. Ma troppo preso da te stesso e dalla gita in barca non hai visto che la fiammella che mi teneva in vita si stava spegnendo. E tu, ci hai soffiato sopra amore mio.

Eppure è tra le tue braccia che vorrei ancora soffocare questo pianto.

D: Toccante direi, ma cosa è successo dopo questa lettera e come mai gli avevi scritto?

E: Dopo l’ennesimo appuntamento mancato, per una qualche ragione di vita o di morte, a volte credo che il mio amante sia un supereroe che deve salvare il mondo, ogni qual volta dobbiamo vederci succede sempre qualcosa di improrogabile che richiede la sua presenza(lo scoppio di un guerra atomica, un trattato di pace da portare a termine, una lite da placare, un palazzo da costruire o da abbattere), insomma ci siamo capite più o meno, così dopo averlo aspettato invano una giornata intera, sapendo che l’indomani sarebbe partito, gli ho scritto.

Cosa è successo dopo? Semplice. Appena rientrato mi ha chiamata e io sono corsa da lui.

D: In tutto questo tu sei ancora fidanzata giusto?

E: Si. Ma sto maturando l’idea di mollare entrambi. Ritorno in Italia, ricomincio una vita da zero. Tanto lo so che in ogni caso, la mia storia con il mio “Boss” non potrà mai avere uno sbocco e soprattutto, se anche fosse, finirebbe dopo poco.

E’ tutto molto eccitante finché si è amanti. Poi cambia tutto.

D: Come ti rapporti con la tua coscienza?

E: Male. Malissimo. Vivo in un perenne stato di ansia e sensi di colpa. A volte mi odio, e me lo urlo in faccia. Talvolta evito lo specchio per diverso tempo. Altre volte invece sembra che la mia coscienza sia addormentata. Sguazzo impunemente nel tradimento, ne gioisco, me ne nutro. Un mesetto fa abbiamo dato una festa in azienda, e io sono andata con il mio uomo. Ovviamente c’era anche la moglie di Marco e i due figli. In quell’occasione il desiderio che avevo di stare con lui era ingestibile, nella sala i nostri sguardi si incrociavano di continuo, e appena si è presentata l’occasione ci siamo trovati nella toilette. Io davo le spalle allo specchio, lui dietro di me, mi cingeva le spalle, baciava il mio collo e poi la bocca. Poi mi ha girata bruscamente di fronte allo specchio e mi ha detto guardandomi fissa negli occhi: lo hai capito che io senza di te non so stare?

Un’altro giorno eravamo a cena a casa di uno dei soci del Boss, Sono in quattro e ognuno si occupa di un’area diversa. Era un continuo cercarci,sfiorarci sotto al tavolo, sfiorare le mani, incrociare sguardi.

D: Bhe, sembra una cosa molto passionale.

E: Lo è, ma solo perché è proibita. Per carità, io lo amo, credo di amarlo, lo penso continuamente e sospiro solo nel sentire il suo nome. Ma mi conosco troppo bene. Non ho amato molti dei miei uomini (ufficiali e amanti), però ogni qual volta è successo poi è finita. Talvolta ho sofferto anche tanto.  Mi sarebbe piaciuto trascorrere anni sereni e perché no, tutta la vita. Rimpiango l’idea dell’amore duraturo, la versione romantica delle storie d’amore. E invece no, tutto questo mi è precluso.

D: Qualcuno ha detto: “Chi tradisce non ama”, che ne pensi?

E: Forse è vero. O forse no. Se devo basarmi sulla mia personale esperienza direi: io amo. Amo prima e dopo, e anzi amo ancora di più dopo aver tradito, forse per una sorta di compensazione.

D: Potresti stare a vita con un uomo  nonostante continui e ripetuti tradimenti?

E: No. Non credo. Mi piacerebbe che questa fosse solo una malattia da poter curare. Mi piacerebbe confrontarmi con altre persone come me. Penso che una volta nella vita capiterà o sarà capitato a tutti tradire, e a chi non è successo faccio un plauso, carica di invidia! Sono circondata da persone che tradiscono mogli, mariti, conviventi. Ogni giorno vedo questa gente fare finta di nulla. Chissà se nel loro intimo sentono quello che sento io.

D: Bene Eva, io ti ringrazio per il coraggio. Adesso cosa farai.

E: Qualsiasi cosa dirò, potrebbe rivelarsi il contrario di ciò che poi andrò a fare. Spero vivamente di chiudere con il mio uomo e con il mio amante. Di stare sola per un po’.

D: Ultima domanda: Eva, come mai questo nome?

E: Innanzi tutto poiché è stata la prima donna a tradire il suo uomo, e non solo. E poi una canzone di Carmen Consoli, tutto su Eva, che mi rappresenta molto, ecco il testo:

Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità
Quell’aura di purezza tradisce diaboliche anomalie
E sai di cosa sto parlando
di cosa ho bisogno

Eppure avrai il coraggio di chiamare l’evidenza casualità
Bramosia e doppiezza complottano con la più efferata crudeltà
E sai di cosa sto parlando
E che mentire non e il rimedio ad un torto

Piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono

Guardami negli occhi
Spogliati da ogni falsità,
EVA
Quell’aura di purezza NASCONDE diaboliche anomalie
E fuggi quel mostro immondo che hai creato
Quel sonno che non concede riposo

Piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
Mentre le lacrime bagnano la tua camicia di seta

Credetemi e un sortilegio
e l’opera di un incantesimo
non ero padrona delle mie facoltà

E piangerai mettendo in scena l’ ennesimo dramma
mentre le lacrime corrono sulle tue guance infuocate,
Eva
e giurerai su Dio e su tua madre di non aver colpa
mentre le lacrime corrono.

Credo che questa canzone rappresenti molto bene la situazione, un continuo giustificarsi, un essere vittima di se stessa, un sortilegio causa di un’incantesimo che ti priva di ogni facoltà.

D: Chiudiamo qui questa rubrica, e mi sento di aggiungere che Eva è una donna distrutta, anche se all’apparenza potrebbe dare l’impressione di una donna superficiale. Prestate molta attenzione a voi stessi, a quello che succede e fermate alcuni meccanismi prima che vi risucchino.

Stay Tuned

Come al solito potete scrivere a danylù.louliette@gmail.com o nei commenti sotto al post.

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