Amo la donna di mio padre

Quella che segue è la storia scioccante di un ragazzo che ha deciso di condividere con noi la sua avventura. Nessuno ne è a conoscenza.

Vi prego di sospendere il giudizio, e cerchiamo di leggere le parole di Matteo con obiettività. Non è una storia facile. Eppure è vera.

Sospendete l’incredulità, e state pronti a risvolti della storia davvero assurdi.

“All’epoca io avevo quasi sedici anni. Figlio unico viziatissimo. Sin dal divorzio dei miei, avevo preferito rimanere con mio padre. Mia madre era ed è una donna superficiale, che si è rifatta una vita, con altri figli, in un’altra regione d’Italia.

Mio padre per compensare alle mancanze dovute all’assenza della figura materna, mi ha viziato oltre modo, così, dagli otto anni in su, periodo in cui mia madre è andata via, ogni mio desiderio veniva avverato. Mio padre ha un’attività molto redditizia, che per questioni di privacy preferisco non menzionare. Siamo sempre stati benestanti, prima della crisi oserei dire che eravamo davvero molto ricchi. Adesso siamo ricchi e basta.

Eravamo andati a fare la spesa e io e mio padre avevamo litigato, così rimasi in auto, una BMV cabrio molto costosa, paragonabile alla più recente BMW M4 Cabrio. Io ero con lo sportello aperto, e sfioravo la macchina a fianco, un’utilitaria bianca.

Perso nei miei pensieri e nella DS, mi accorgo che una ragazza bionda è tra le due auto e sta dicendo qualcosa.

Poso il nintendo DS e la guardo. Lei dice: Scusami, puoi chiudermi lo sportello?

A occhio e croce le avrei dato venticinque anni, poco dopo seppi che ne aveva trenta.

Era molto carina, snella, con lunghi capelli biondi legati con uno chignon. Carnagione molto chiara, ma con un filo di abbronzatura che mi fece subito impazzire.

Le chiesi scusa e chiusi lo sportello. Lei entrò in auto. Nel frattempo arrivò mio padre e iniziammo a discutere nuovamente. Mise in moto e mentre stavamo per uscire dal parcheggio, preso dall’ira scesi di scatto. Purtroppo sbattei con lo sportello contro l’auto della ragazza che ancora stava armeggiando in auto.

Vidi mio padre sbiancare e la ragazza sussultare.

Scesero entrambi. Lui era furioso e lei disse subito: Non è stata colpa mia!

Certo che no signorina! Si affrettò a dire mio padre.

Insomma scambiarono i numeri per fare l’assicurazione e la sera cenarono insieme.

Iniziarono a frequentarsi, e dopo circa un mesetto lei iniziò a dormire spesso e volentieri a casa nostra. Io occupavo un intero piano della villa, e non mi preoccupavo molto del modo in cui giravo in casa, stessa cosa per lei e mio padre.

A settembre dello stesso anno, dovevamo andare a New York, tutti e tre, e la mattina della partenza venne lei a svegliarmi.

Era in corridoio quando io uscii dalla camera, in boxer. Lei aveva un vestitino azzurro, sottile, senza reggiseno, e i capezzoli erano leggermente inturgiditi. I capelli erano sciolti e spettinati, le ricadevano morbidi sulle spalle. I suoi piedi nudi sul parquet erano perfetti. Ebbi un’erezione. La cosa non le sfuggì, e sorrise. Si avvicinò a me, mi diede un bacio su una guancia, sollevandosi in punta di piedi (sono molto più alto di lei) e dopo avermi accarezzato l’altra guancia mi ha incitato a sbrigarmi.

Da quel giorno lo scambio di sguardi tra di noi si è intensificato, e spesso, sotto i tavoli, durante le cene o i pranzi le sfioravo il ginocchio. Ero già molto carino all’epoca. Mi chiamano il surfista, per l’aria da californiano che mi contraddistingue, e potevo già vantare a sedici anni, diverse scappatelle amorose.

D’altronde mio padre all’epoca quarantaquattrenne, faceva uscire di senno tutte le mie compagne, e non solo. Ora a quasi cinquantanni è un uomo ancora molto bello e affascinante.

Intanto Isabella (la chiamerò così), si era trasferita a casa nostra definitivamente, dopo un anno di storia fissa con mio padre.

Era dicembre, papà dovette partire per un viaggio di due giorni, solitamente lei andava sempre con lui, ma in quell’occasione una caduta avvenuta qualche giorno prima, l’aveva costretta a letto con una gamba steccata.

Rimanemmo io e lei, e mio padre mi raccomandò di prendermene cura. Bhè presi alla lettera quelle parole.

Ordinai il pranzo, preparai e andai nel salone.

Stava leggendo davanti al camino, con la gamba sollevata su di un puf.

La presi imbraccio, senza dire nulla e la portai in cucina. Pranzammo in silenzio, scambiando sorrisi. Mi strinse la mano, e terminammo il pranzo così, con le dita intrecciate.

Fece per alzarsi ma la fermai. La presi nuovamente in braccio e anziché portarla sul divano la distesi a terra, sul tappeto costosissimo di fronte al camino.

“Matteo cosa…”

Solo questo disse, prima che la mia bocca si posasse sulla sua.

Diceva: Non è una buona idea, è sbagliato, cosa stai facendo, ti prego…

Farfugliava tante cose, senza resistere realmente ai miei baci, alle mie carezze, e il suo respiro era sempre più affannato.

La spogliai tra un bacio e l’altro. La desideravo sopra ogni cosa. Era perfetta. Molto meglio delle mie coetanee, avevo ormai diciassette anni.

La presi sul tappeto più e più volte. E infine ci addormentammo a fianco al fuoco. Ovviamente avevamo fatto sesso protetto.

Nei due giorni successivi facemmo l’amore ogni momento, e ringraziai dio del fatto che la scuola era chiusa per le vacanze natalizie.

Poi mio padre tornò, e lei ebbe un crollo psicologico.

Isabella non va giudicata, lei ama molto mio padre, e non vorrei nessun altra donna per lui, anzi per noi. Visto che adesso lei è diventata la donna di entrambi. Di notte era di mio padre e di giorno era mia.

Questa storia andò avanti per circa un anno, finché mio padre, il giorno del mio diciottesimo compleanno, a parte la macchina, mi fece un regalo inaspettato.

Mi convocò nel suo studio e mi disse tutto ciò che sapeva di me e Isabella e in maniera molto schietta disse che la cosa non lo turbava poi tanto, anzi, mi invitava a fare l’amore con lei davanti a lui. Ero sconvolto, eppure eccitato all’idea di poter avere Isabella per me, alla luce del giorno, senza doverlo ingannare.

Chiamò Bella (è così che l’abbiamo sempre chiamata), la fece spogliare e le disse di fare l’amore con me, non usò questi termini, ma mi hai censurato, e quindi alcune cose le sto rendendo meno crude.

Quel giorno facemmo sesso sotto gli occhi di mio padre, che poi fece a sua volta sesso con lei sotto ai miei occhi, mentre ancora nudo cercavo di recuperare le forze.

E’ una storia strana, eppure nessuno ha mai sospettato nulla.

Bella è soddisfatta e insieme a mio padre mi stanno rendendo un grande amatore, non credevo che il mio vecchio se la sentisse ancora così tanto.

Spero di non averti scioccata, spero di non aver scandalizzato i lettori.

D: No Matteo tranquillo. Solo una cosa: non ci sono gelosie tra te e tuo padre?

M: No, anzi.

D: Credi che ti farai una vita tua?

M: Diciamo che ho già una mia vita. Io studio fuori Italia adesso, e vedo papà e Bella una volta al mese.

D: E cosa succede quando vi incontrate?

M: Ovviamente facciamo sesso. Ma non solo. Credo di essere una persona migliore adesso. Divido l’appartamento con una coppia di gay. Secondo te mi sconvolge la cosa? Non ho paura del giudizio altrui, ne giudico mai. Vivo sereno,con questo segreto che ora sarà sulla bocca di tutti. Non giudico niente, ognuno ha le sue manie, chi è che definisce cosa è giusto e cosa è sbagliato?

D: Se dovessi trovare una compagna, la divideresti mai con tuo padre?

M: Certo, anzi, spero di trovare una persona tanto aperta da accettare questa possibilità.

Bene, detto ciò ti ringrazio e ti auguro buona fortuna.

Non nego di essere un po’ stordita da questa vicenda.

Come al solito potete scrivere le vostre storie a danylu.louliette@gmail.com

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