Qualcuno lo chiama incesto, per me era solo Amore

Ho incontrato Claire (e questo è il suo vero nome) in una vecchia stazione ferroviaria nelle campagne di Londra.

Una vecchia stazione umida, illuminata da un solo lampione per binario, con una sala d’aspetto dai colori poco saturi, con sedili color crema e umidità negli angoli, dove forse avrei preferito vedere un ragno.

Una stazione sospesa nel tempo e nello spazio(ci ero finita per errore) e visto che i treni erano rari come le mosche bianche, ingannai l’attesa chiacchierando con l’unica altra persona presente alla stazione. Non c’era nessuna biglietteria, controllori, passeggeri, nulla. Solo un uomo, che aveva l’aria del custode, in piedi a fissare i binari. Poi racconterò anche la sua di storia.

Claire era seduta in un angolo, difronte alla porta, i capelli umidi a causa della pioggia e gli occhi di ghiaccio persi nel vuoto.

Aveva un accento molto marcato, disse che era nata in Galles, e si era trasferita da qualche anno in Inghilterra.

Iniziammo a chiacchierare, quando il mio telefonò squillò e la suoneria era BORN TO DIE di Lana del Rey. Rifiutai la chiamata ovviamente e lei disse:

“Siamo nati per morire”

D: Certo, tutti siamo nati sapendo che prima o poi, dovremmo morire.

C: Certo, ma da soli.

D: Non capisco scusami. (Temevo di avere problemi con la comprensione della lingua)

C: Spiego: Si nasce da soli, e si sa che la morte prima o poi arriva. Io sono nata, anzi rinata con mio fratello, ma la nostra rinascita insieme, era premonizione di morte certa.

 D: Cosa intendi Claire?

C:Come fai a non capire questo sentimento? Non lo comprende nessuno, neppure lui! Questo è un amore fra angeli, fra asessuati.

Generalmente tra fratelli non si ha sesso, non si è uomo, non si è donna. Per una sorella il fratello non è altro che un’estensione del proprio essere, ed è questo che lui è per me… Quando faccio l’amore con lui è come farlo con me stessa.

(Ero rimasta un po’ di sasso. Questa ragazza con i capelli color miele, e una spruzzata di lentiggini su naso e guance, mi stava raccontando un incesto?)

C: Siamo molto diversi io e mio fratello. Anche nell’aspetto. E nei modi di fare. Quando faccio l’amore con un altro uomo, non è la stessa cosa. Con loro mi confondo, con Nathan invece, mi FONDO. 

Io sorridevo, ascoltandola.

C: La vita ci ha privati di questo immenso piacere che è l’amore. Siamo fratelli e perciò dobbiamo nasconderci dietro a mille bugie e rubare baci alla notte, attimi alle tenebre, nascosti in mille angoli senza mai trovare strade dritte da percorrere. Per noi solo la morte nel futuro, la “nostra” morte. Mai la possibilità di una vita “insieme” come un tutt’uno, come amanti, come dovrebbe essere, o come io vorrei che fosse.

Lui è dieci anni più giovane e quando ha iniziato a sentire l’amore fluire nel sangue, pulsare nelle vene e irrorare ogni parte del suo corpo, in quel momento ha trasformato ciò che provava per me in qualcosa di più immenso.

Io l’ho cresciuto. Nostra madre è morta di parto, nostro padre era alcoolizzato. Io l’ho tirato su, gli cantavo le storie del mondo, la sirena che incantava i suoi sensi. Lui mi amava da sempre. Quando io avevo diciotto anni ho deciso di andare a vivere lontano dal nostro caro paparino violento, che sul mio fratellino di otto anni, scaricava il suo odio per la vita. Ovviamente Nathan l’ho portato con me.

D: Ti sei presa cura di lui?

C: Certo. Ho visto quel bambino diventare ragazzino e poi un giovane ragazzo, forte e aitante dalle grandi e bellissime mani che mi accarezzavano con tale dolcezza da penetrarmi l’anima!

L’ho visto crescere e vedevo il giovane uomo che in potenza cresceva dentro di lui. Ne vedevo la forza spaventosa e allo stesso tempo restavo smarrita dinnanzi alla sensibilità e alla delicatezza con cui lui si muoveva nelle emozioni e nei sentimenti che mi riguardavano, e che in generale riguardavano il mondo. E’  stato strano e spiazzante, da un giorno all’altro,  trovarmi “piccola” sotto i baci e le carezze del  mio “fratellino”, trovarmi nella condizione di debolezza dinnanzi a lui, dormire tra le braccia della persona che per anni si era addormentata tra le mie!

D: E Quando vi siete accorti davvero che vi amavate?

C: Nathan cresceva e pian piano avrebbe usurpato il mio trono.Eppure non mi importava, d’altronde ciò che lui vede lo vedo anche io, ciò che lui sogna, lo sogno a mia volta e ciò che lui assaggia lo gusto nella mia bocca e quando le sue mani sfiorano una superficie rovente la mia pelle si ustiona…e quando lui freme di piacere io ne sento l’idillio.

Credo di essere morta ieri sera fra le sue braccia, nel suo respiro, nel mio sospiro, nell’amplesso! Credo di aver vissuto la storia d’amore più triste che mai nessun essere umano o divinità abbia mai dovuto o voluto sopportare!

Come sempre era colpa mia, come sempre lui impassibile e fermo nelle sue idee! Lui e la sua morale! Io ero la sorella, lui non poteva più entrare dentro di me, non poteva più “rubare” piacere da me, non doveva più profanare il mio corpo, non voleva più farmi provare dolore! E io invece sarei voluta morire sotto le sue spinte! Il mio corpo poteva smettere di vivere fra le sue braccia, con la sua bocca posata sulla mia, con le sue forti braccia intorno al mio corpo.

Mi aveva baciata, così, all’improvviso. Ero seduta sulle sue gambe, mentre parlavo di cose frivole facendo colazione. Ero la sua bambolina. Aveva sedici anni e io ventisei.

Afferrò il mio viso, e mi baciò. Ero scioccata. Poi mi sollevò, mi rimise seduta sulla sedia, prese lo zaino e andò a scuola. Ero terrorizzata e allo stesso tempo felice. Poi tornò da scuola. Io stavo preparando dei toast. Arrivò dietro di me, senza dire nulla, mi girai e gli sorrisi. Mi chiese scusa e mentre lo faceva si chinava verso di me. Io mi sollevai per fare in modo che le sue labbra raggiungessero le mie nel minor tempo possibile. Poi mi prese imbraccio e facemmo l’amore lì, sul tavolo della cucina. Da quel giorno diventò abitudine. Un’insana, meravigliosa abitudine.Adesso io ho ventotto anni e lui ne ha diciotto. Ha deciso che andrà al college e porrà fine a questa pazzia.

D: Sei d’accordo, stai male?

C: Ho scelta? 

D: Pensi che tornerà indietro?

C: Voglio solo la sua felicità! E io non lo sono,  non nel nostro mondo. Conosci Games of Throne?

D: Certo! 

C: Ecco, a Westeros noi saremmo stati felici, come i Targaryen ci saremmo amati, da fratello e sorella, e nessuno ci avrebbe giudicati. 

D: Per fortuna non hai nominato Jemie e Cersei…

C: So che sono odiosi, ma cosa puoi farci? Anche loro però si amano.

Chiacchierammo ancora per un po’. Sono passati quattro anni da allora. Non l’ho più sentita, eppure ho ancora i suoi contatti, che ne dite? Le scrivo? La chiamo su skype? Vediamo come è andata?

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