Blue Whale: chi sono i colpevoli?

E dopo l’ISIS, arriva il nuovo tormentone: The Blue Whale Challenge, ma cosa è esattamente? E perché paragonarla all’ISIS?

Procediamo per gradi.

The #BlueWhaleChallenge, è un gioco suicida che ha spopolato in Russia e di cui recentemente hanno parlato le Iene. Proprio grazie alle Iene, l’opinione pubblica soprattutto il popolo dei social media, vi ha rivolto l’attenzione con indignazione, curiosità, e anche con un macabro piacere.

Non vi spiegherò di cosa tratta il gioco, se leggete questo articolo sapete già tutto e se non lo sapete, guardate il video delle Iene qui.

Quello di cui mi interessa parlare è questa nuova forma di terrorismo, perché parliamoci chiaro, di questo si tratta, e proprio come accadde i primi tempi con i video truci che venivano divulgati in merito alle uccisioni da parte dell’ISIS, anche con i video del Blue Whale sta succedendo la stessa cosa.

Ma vediamo quali sono i punti che accomunano queste due forme di terrorismo:

ISIS BLUE WHALE
Giovani ragazzi addestrati/plagiati per andare a morire Giovani ragazzi/e addestrati/plagiati per andare a morire
La morte viene fatta vedere come GLORIA La morte viene fatta vedere come GLORIA
Crea paura nella gente Crea paura nella gente

Fermiamoci a questi semplici tre punti e analizziamoli, per quanto siano tutti abbastanza chiari e collegati tra di loro. Abbiamo visto che le vittime della Blue Whale sono all’apparenza ragazzi normalissimi, certo per quanto si può essere normali in una società in cui ESSERE FAMOSI è la cosa più importante che esiste, persino più importante della propria vita. Proprio come per i Kamikaze che “se sacrifichi la tua vita a Dio sarai un eroe, tutti parleranno di te”, succede per i ragazzini che completano questo macabro gioco, figlio naturale di questa società malata. Ragazzini normali dunque?

No, non molto direi, non più di quanto non lo siano i vostri figli, fratelli, sorelle, nipoti, compagni di classe, cugini. Sono uguali alla maggior parte di loro, social addicted (non a caso i social network sono il mezzo per adescare questi poveretti), ragazzi che si sentono anonimi e per questo devono cercare di staccarsi dal “gregge”, devono apparire diversi, più “fighi”, più “cool”, più forti, desiderano essere al centro dell’attenzione altrui, essere visti come celebrità.

E dopotutto come biasimarli?

Non è forse questo che ti insegnano? La televisione come tutti i social bombardano queste povere menti fragili con notizie su come è fico essere famosi e sul fatto che se non sei famoso non sei nessuno.

Così un giorno a qualcuno di molto deviato (sempre figlio di questa società eh), è venuto in mente di inventare un gioco (dopo i vari Amici, Uomini e Donne, Grande Fratello, Saranno Famosi, X-Factor e bla bla bla), un tizio o più tizi messi insieme dicono:

  • Sapete cosa? La gente pensa che essere famosi è tutto nella vita, molti pensano: non sono nessuno diventerò qualcuno, ma non per un premio Nobel, no, perché vincerò una stupida gara di ballo, o sopravviverò alla fame forzata su un’isola, o farò vedere le tette al mondo chiusa in una lussuosa casa circondata da telecamere, o diventerò famoso perché non so fare niente ma vado in palestra e corteggio donnine altrettanto stupide davanti alle telecamere…
  • Ragazzi, qui basta una telecamera e la voglia di essere osannati e la gente fa di tutto. Pensate a quei poveracci dell’Isis, gli dicono fatti saltare in aria in nome di Dio e sarai un eroe, famoso in un certo senso.
  • Questa è l’evoluzione dell’uomo? Perché se è questo che stiamo diventando allora dobbiamo invertire il processo al più presto. Facebook, Instagram, Vkontact, vengono proprio usati come vetrine per mettersi in mostra, si sentono famosi se prendono molti like, visualizzazioni, commenti, insomma, dei veri e propri ebeti. Manipolabili.
  • Vero, bisogna inventarsi qualcosa per fare una selezione naturale di questi esseri…
  • Sfruttiamo gli ingredienti principali: fama, social network, telecamera: MORTE.
  • Geniale! Adeschiamo i giocatori sui social, non sarà difficile trovarli, basterà scorrere le loro bacheche, li contatteremo dicendo loro che sono stati “scelti” perché loro sono dei fighi che potenzialmente possono diventare famosi, iniziamo a manipolarli dando loro delle regole, seguendoli passo passo, facendoli sentire “speciali”, usando talvolta anche la psicologia inversa.
  • Già li portiamo alle stelle e poi li facciamo sentire dei falliti, così per orgoglio saranno spinti a fare di più, ad arrivare alla prova finale, a diventare dei veri e propri eroi, punti di riferimento per altri futuri giocatori.
  • Si, mi piace, così facendo ripuliremo un po’ la società da questa povera gente manipolabile, da questi rifiuti umani che si presuppone dovrebbero creare il nostro nuovo mondo.
  • Esatto, loro perdono convinti di aver vinto e noi vinciamo. Alla fine saremo noi a diventare famosi.
  • Manca solo una cosa: qualcuno a cui farli ispirare…mmm, vediamo un po’, troviamo una qualche ragazzina che si è uccisa in modo eclatante, scorriamo la cronaca nera…
  • Ah, ecco, questa si è suicidata sotto un treno, si, potrebbe essere il caso zero.

Ecco questo è più o meno quello che è avvenuto tra gli inventori del BlueWhale, ragazzi malati quanto le loro vittime, estremisti che hanno la pretesa di elevarsi a divinità, burattinai che scelgono i propri burattini.

Con tutta probabilità odiano i social network, la finzione che li anima, odiano i ragazzini che mettono sul proprio profilo: modella, o fotografo, o alternative model, o datore di lavoro di me stesso ecc. ecc., sono nauseati da tutto questo sfoggio di “niente” che fanno gli adolescenti, vedono una imminente fine del mondo causata proprio da questi ragazzini e allora decidono di farli fuori. Loro però sono contro la violenza, non prendono un mitra e sparano a caso nelle scuole, no, loro fanno “selezione”.

E non sono ragazzini normali quelli che adescano, no. Non lo sono. Bisogna smetterla di pensarla così. Se fossero stati normali non avrebbero mai accettato questa sfida, per loro non sarebbe stato così importante diventare qualcuno buttandosi giù da un palazzo con tanto di telecamera pronta a immortalare il momento. Se fossero stati normali non avrebbero chiesto agli amici: ehi riprendetemi mentre mi butto da un palazzo di 14 piani.

  • Che cosa? Non lo farai mai, non ne hai il coraggio.
  • Fai partire il video, e inchinati alla regina.

E Ta-dan! La regina si galvanizza, si sente figa e si butta, il suo “curatore sarà orgoglioso di lei, i suoi amici la guarderanno con rispetto, lei ce l’ha fatta!!!

Ma vi rendete conto di quanto è banale, elementare, corrotto e malato questo modo di vedere le cose? E attenzione, non è così strano. Guardatevi intorno.

Pare che le vittime siano per lo più ragazzine, dunque di sesso femminile, e come mai secondo voi?

Chi è che ha di più la necessità di essere qualcuno? Proprio le donne, sottoposte a costanti pressioni sociali (non in tutto il mondo per fortuna, o comunque non allo stesso modo), bisogna essere magrissime, in ordine, sempre sul pezzo, fighe, famose. (Qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi sul MERCATO DELLE DONNE, piaga tipicamente italiana, ma non è questo il caso, ne parleremo in un’altra occasione e in maniera approfondita).

Dunque, tirando le somme, abbiamo visto cosa c’è dietro a questo orribile e mortale gioco: deviazione sociale. Abbiamo capito di essere tutti colpevoli, tutti vittime e carnefici, notando come uno qualsiasi degli adolescenti che conosciamo, potrebbero essere vittime di questo gioco perverso o magari di tanti altri meccanismi altrettanto letali ma meno famosi.

E non cercate di scaricare la coscienza, colpevoli tutti, senza eccezione.

Basta pensare a un caso che si sta verificando nella città di Cosenza, dove un ragazzino che fa difficoltà a mettere insieme due parole in italiano, è diventato famoso perché molto grasso e molto stupido, la gente lo guarda e ride davanti ai suoi video, prendendosi gioco di lui, ridendo delle cose grottesche, del fatto che un ragazzino parla di “canne”, di marijuana, e lo fa in dialetto, perché l’italiano non lo sa, perché non va a scuola, e sapete perché non ci va? Perché lui oramai è famoso. E così con le nostre visualizzazioni e i nostri like alleviamo ignoranti, roviniamo questo ragazzino, e tanti altri, per soddisfare il nostro gusto dell’orrido e del grottesco. (Dopotutto pensate ai casi umani di Diprè, Pratticò uno su tutti.)

La balena blu nuota silenziosa sotto l’apparenza sociale, e non è sola, ci sono i lemming e gli elefanti, e tanti altri processi devastanti che ci porteranno davvero all’estinzione, non necessariamente della razza, quanto piuttosto quella parte di razza che ancora ragiona. Purtroppo il processo evolutivo insegna che qualsiasi specie per sopravvivere necessita di alcune cose, tra cui una certa consistenza numerica e un habitat adatto in cui potersi sviluppare. A me sembra che all’homo sapiens sapiens, al momento inizino a mancare entrambe le cose.

Chiudo con un altro punto che accomuna isis e blue whale, o meglio, che accomuna il seguito social di questi due fenomeni: ed è la macabra voglia di vedere quei video dove gente viene sgozzata o dove ragazzini saltano giù da un palazzo. Ma vi eccita?

Dite la verità, almeno con voi stessi, vi eccita vedere la gente morire?

Screenshot_2017-05-22-09-54-12PS: sembra che si stiano prendendo dei provvedimenti per arginare questo fenomeno, wzapp ha inserito questo messaggio:

In Inghilterra si stanno diffondendo immagini di questo tipo: Screenshot 2017-05-22 11.25.52

Una sorta di istruzioni per l’uso, per adulti e per ragazzi: Screenshot 2017-05-22 11.30.43

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