Cosenza e Provincia

Ho deciso di aprire questa piccola rubrica visto che, mio malgrado, in questo momento vivo in questa piccola cittadina del sud Italia. Per sopportare meglio questa situazione, vista la mia sono caparbietà, mi sono detta: tanto vale cercare le cose interessanti che la città puo’ offrire.

Spero di trovarne!

Perché fino a ora ho solo riscontrato aspetti negativi e irritanti. In genere le piccole cittadine dovrebbero offrire quiete, aria pulita, relax e la possibilità di fare lunghe passeggiate a piedi o in bici.

A Cosenza questo non è possibile. Al di la del fatto che il territorio non aiuta, essendo la città un insieme di stradine in salita e in discesa e quindi non proprio adatte alle passeggiate rilassanti (a parte viale Parco e Corso Mazzini) , ma vivere una città “a piedi” significa ben altro. Chi ha vissuto anche solo per breve tempo in alcune metropoli, sa di cosa sto parlando.

Diciamo che questo è un problema che va al di la, non se ne può dare la colpa a nessuno. La morfologia del terreno è questa: amen.

Il punto è che non c’è nemmeno la quiete della piccola cittadina, e nel centro della città neppure il relax e l’aria pulita (ovvio non è inquinata come il centro di Milano, ma non offre neppure gli agi e i vantaggi della capitale del nord.)

Cosenza è un delirio di traffico e strombazzamenti senza fine. Nelle ore di punta la città è letteralmente un inferno. I parcheggi sono miraggi e non solo per come la città è strutturata, soprattutto per lo scarso senso civico che caratterizza il cosentino medio.

Parcheggi in doppia fila se va bene, altrimenti terza e anche quarta fila. Così facendo le stradine che già di per se sono strette (e parlo delle strade principali, vedi via Roma ad esempio), si restringono ulteriormente e ai semafori il traffico diventa a collo di bottiglia o a imbuto. E tutti a dare di matto, a suonare anche se è rosso, bestemmiare, gesticolare e cercare di fregare il vicino di macchina per guadagnare 15 cm o 3 secondi.

Le rotatorie non hanno ancora capito come funzionano, ed è sempre un continuo voler fregare l’altro.

C’è anche un altro strano fenomeno in questa città, degno di X-files: manca una intera generazione. Non mi capita mai di incontrare gente che va dai 30 ai 40 anni… Non è strano? Sarà forse che se la sono data a gambe? O forse stanno chiusi in casa, magari alcoolizzati a guardare con orrore, da dietro le imposte lo sfacelo della città.

Bho, non saprei. Questi sono misteri misteriosi a cui non trovo nessuna risposta, se voi ne sapete qualcosa, i vostri interventi sono bene accetti.

E poi parliamo del cosentino medio. OHMMIODDIO!

L’altra sera per caso mi trovavo in un localino ‘in’ della ridente cittadina, locale in una traversa del centro. La cosa agghiacciante erano i personaggi, tipiche macchiette cosentine che alternano una parola di italiano a cento in dialetto, in questo meraviglioso e musicale slang, che ti viene la pelle d’oca a sentirlo, soprattutto quando ti rivolgono la parola in quella lingua, e quando storpiano i nomi pronunciando le T come D, o le L come ELLLLUE, e pretendono di parlare di argomenti dotti in questo idioma.

Al che mi sono rivolta a un noto volto della città, un tizio sulla cinquantina, dicendo:

  • Scusi può parlare in italiano, altrimenti io proprio non la capisco, non possiamo parlare di storia politica della seconda metà del novecento, in cosentino. No, proprio non possiamo. Figuriamoci di arte e critica.

Perchè vedete gli argomenti che ruotavano attorno a quel tavolo erano questi. E poi vogliamo parlare del cosentino medio al telefono?

Nel mezzo della discussione squilla un cellulare e loro che fanno, rispondono urlando. Si urlano al telefono. E quando non esordiscono con PRONDO? che sarebbe Pronto, iniziano la chiamata con: IONNA TUUUU, oppure con altre coloratissime espressioni del tipo: OHI ZZI, o ancora: COMBA’, che starebbe per compare.

E poi il cosentino medio sente tutta la sua cosentinità, e il più delle volte è convinto che Cosenza è Caput Mundi.  E in un’altra discussione in altri ambiti mi sono trovata a dire, in piena crisi orticante: Ma renditi conto che vivi in un buco di città, nel mezzo di una regione che si trova alla fine di una nazione stretta e lunga… Una città che ancora sente la competizione con Catanzaro… CATANZARO, voglio dire, io non la considero neppure una città e i cosentini ancora sostengono questa competizione ignorante. 

Che poi se proprio vogliamo dirla tutta, anche il clima a Cosenza è pessimo: o caldo umido o freddo umido.

E la posizione? Vogliamo parlarne? Una fossa. Una grande cava circondata da montagne. Dico sempre: Cosenza come Sarajevo, che se venisse una guerra saremmo tutti bersagli facilissimi, e per citare Ferretti: “Bella la vita, dentro un catino, bersaglio mobile di ogni cecchino…” (ma a questo non c’è riparo, la posizione è quella che è).

E le strade, tutte uguali, un groviglio di vie e viuzze dove perdersi è all’ordine del giorno, a meno che non vivi nella città da quando sei nato. Insomma una cittadina che è quanto di più distante dall’essere a portata di uomo, io non mi sono mai persa a Londra, riesco a perdermi a Cosenza ogni volta che ci capito.

Ma diciamola anche qualcosa di positivo, va. Potrebbe essere molto bella, ha monumenti di un certo valore, e il centro storico se non fosse per la gentaglia che lo popola , sarebbe un gioiellino. Negli ultimi anni si sta cercando di investire un minimo per portare un pò di vita nel centro, il problema è che a parte i soliti locali non c’è niente. Ieri su tutto Corso Mazzini non ho trovato un esercizio commerciale in grado di soddisfare una mia semplice richiesta: avete qualcosa senza lattosio?

Per la miseria! Celiaci e allergici al lattosio sono comunissimi, spuntano come i funghi in Sila in questo periodo, solo che ci sono tutto l’anno, e allora ti vuoi differenziare in qualcosa? Vuoi permettere a un intollerante che passeggia di potersi fermare e prendere un gelato, o una torta, o un pasticcino o una cosa qualsiasi!

E poi i cinema, sempre le solite menate. Un cinema che ogni tanto decide di trasmettere un film in lingua originale, non c’è! Perchè imparare un’altra lingua, diversa dal cosentino, è troppo difficile, o forse inutile.

Insomma, manca una certa lungimiranza nel pianificare, ripeto, cosa offre Corso Mazzini a parte posti dove si mangia, e quattro negozi che hanno sempre la solita roba trita e ritrita?

Quante strutture inutilizzate esistono nei dintorni del centro?

Queste polemiche non vogliono essere sterili, per carità, Cosenza è l’unica città della Calabria in cui si può vivere-sopravvivere (in realtà Rende come dormitorio è molto meglio), ma io non faccio distinzione tra Rende e Cosenza, per quanto mi riguarda sono quartieri diversi dello stesso conglomerato. Su Rende comunque polemizzeremo un’altra volta.

Per ora è tutto, denti stretti e sangue freddo.

 

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