Review (recensioni)

La Società degli Spiriti – La Lega dei Gentiluomini Rossi

Acquistati, letti e terminati in ventiquattro ore. Questo basterebbe a spiegare già parecchie cose.

Ve ne sono altrettante che voglio analizzare, “sviscerare” (e nessun termine mi sembrava più adatto) e scrivere.

“Il perché delle cose non toglie il dolore, ma ti permette di ricostruire sulle rovine.”

Iniziamo dalla profonda verità nascosta in questa frase. L’ho letta, riletta e compresa. A fondo. Questo è solo un esempio. Entrambi i racconti sono costellati da frasi magnifiche cariche di significato, lirica, poesia, magia.

Una trama avvincente, fili intricati di una matassa che con desiderio e trepidazione cerchi di districare.  Tutto perfettamente credibile, fin troppo. Una Londra vittoriana carica di quegli umori tipici della rivoluzione industriale, descritti con sapienza magistrale. L’aria umida e oleosa di Londra la senti sulla pelle, e in alcuni tratti della storia ti verrebbe quasi da smettere di respirare. Parole come suoni, immagini, umori.

Gli umori dei protagonisti. Te li senti addosso, non ti danno tregua. Come una seconda pelle. Puoi solo scegliere quale indossare: Jericho, Jonas, Re Belial, Valentina, Gwen…

Personaggi carismatici, reali. Pensano, agiscono, soffrono. Amano, odiano, stuprano. Provano piacere, sentono dolore.

I protagonisti si lasciano scoprire lentamente, dolorosamente ti coinvolgono nelle loro vite tormentate. E’ così per Jericho Marmaduke Shelmardine (ascoltatene il suono, la sua onomatopeicità), un medium, un uomo di mondo, scaltro, misterioso, eccentrico. Lo incontri subito, sin dalle prime pagine e lo odi e lo ami. Detesti il suo modo di bere il brodo di tartaruga, la sua presunzione. Ami la sua profondità, il suo animo tormentato. Il suo modo di amare. Almeno così è stato per me. Jericho Marmaduke Shelmardine – voglio chiamarlo per intero, quasi fosse un mantram, una sorta di evocazione – durante la storia si apre, lascia trasparire il suo mondo. Coinvolge. Cresce.

Jonas Malrowe, un ispettore fin troppo professionale e legato al suo lavoro. Un uomo pratico, scettico. Più chiuso e timido di Jericho, ma altrettanto spesso e tridimensionale. Si lascia sondare più lentamente, ma la sua grandezza è intuibile da subito. Sin da quando rifiuta il brodo di tartaruga, entro cui il povero animale viene bollito vivo. Due uomini, così diversi eppure con dolori simili, non nella forma, ma nell’intensità.

“Il Mago”, una presenza-assenza, carismatica, magica. Nel suo apparire, fatto di ricordi rivivi tutto il suo “potere”. Valentina, bella e terribile. Triste, gelosa, pazza d’amore, di un amore tutto suo.  Re Belial: Magnifico! Una creazione originale, un personaggio dal background non descritto ma perfettamente intuibile. “Potrebbe uccidere per noia”. Lo adoro. Non mi soffermo sulla miriade di personaggi che compaiono, non adesso. Ci tengo però a precisare che nonostante i protagonisti principali e non, siano tanti, nessuno è stato lasciato al caso. Tutti hanno un passato, una vita, una storia da raccontare. Accuratezza mi verrebbe da dire.  Sono decisamente accurati.

Il genere è un mix fra noir, erotico, giallo, storico e molto altro. La suspense non manca, così come mistero e erotismo che non scade mai nel pornografico.

Su questo punto vorrei soffermarmi. Molti scrivono di sesso e spesso gli scritti sono volgari.  E’ quasi diventato un clichè. Sesso, pornografia, cose campate in aria fini solo a se stesse. Come il più banale e commerciale dei film porno. Nella scrittura come in ogni altra arte occorre “maestria”. Qualsiasi sia l’argomento trattato. E questo Federica e Vittoria sanno farlo benissimo. Alcune pagine sono intrise di un erotismo così poetico da farlo trascendere da quella che è la natura delle cose. Anche quando sono “crude”, le scene erotiche risultano “artistiche”. Si parla di carne pulsante, di umore vischioso e di molte altre metafore visive potenti e d’effetto.

Anche nel momento in cui si tratta l’omosessualità si ha l’impressione di trovarsi di fronte ai più alti sentimenti (purtroppo socialmente non siamo abituati a considerarli tali).

Un’altra cosa che ho gradito tantissimo sono i dialoghi: ben costruiti, assolutamente utili e complementari alla narrazione, ognuno ha la sua giusta voce, il suo accento, il suo modo di parlare (basta pensare alla geniale trovata del comandante di Scotland Yard).

Nel complesso non sono riuscita a trovare nulla lasciato al caso. Tutto assolutamente “amazing”.

Ho riscontrato qualche problema di editing, errori di battitura più che altro che sinceramente e personalmente passano in assoluto secondo pianto vista la meraviglia dei racconti, ma che comunque devo segnalare.

Se dovessi dare un voto assegnerei 5 stelle.

In attesa dei prossimi due racconti che chiuderanno la serie, speriamo che le autrici ci regalino qualche altra loro meravigliosa-inquietante idea.

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15 e 16 Giugno: ai confini dell’Imaginarium (Latina Fest) (II edizione)

Partenza alle prime luci dell’alba…

In macchina con il premiato artista internazionale Mario Veltri sono diretta verso Latina, dove nel week end avrà luogo l’Imaginarium Latina Fest: evento culturale organizzato dall’associazione Chimera e di cui la nostra carissima ed eccezionale amica Filomena Cecere è stata curatrice.

Il viaggio procede tranquillo (con i soliti oramai ventennali problemi che affliggono la salerno-reggio ), tra scenari post apocalittici e in pieno diesel punk.

Verso mezzo giorno giungiamo a Latina presso l’hotel e lì iniziano i preparativi. Chiamo Emanuela Valentini che deve giungere da Roma con Molly Greenhouse (Monica Serra) e Dario Tonani (che ancora non avevo avuto il piacere di conoscere, l’autore di Mondo9).

Inutile nascondere la mia eccitazione: stavo per incontrare molti amici autori che non avevo ancora avuto il piacere di abbracciare nella realtà fisica, ma che tante volte avevo fatto nella realtà virtuale.

Finalmente i tre (dopo mille peripezie) giungono in hotel e il delirio ha inizio.

Io e Emanuela decidiamo di sfoggiare uno stile leggermente cyber punk per presentare la sua opera Ophelia e le Officine del tempo di cui io sono stata relatrice. Bracciali fatti di bulloni, collane metalliche, treccine blu elettrico, e stile assolutamente originale fatto di colori accesi e capi d’abbigliamento di mia invenzione.

Il resto della comitiva composta dai già citati Molly, Mario e Dario ai quali si unisce Stefano Mancini (autore de Le Paludi d’Athakah) ci accoglie con espressione un po’ perplessa ma comunque compiaciuta.

Pronti a partire. Raggiungiamo finalmente l’evento senza non pochi problemi e avventure (che non sto a raccontare in questo ambito ma di cui certamente farò la cronaca) e tutto inizia a prendere forma.

Con il mare alle spalle, in quello scenario estivo fatto di sole, salsedine, sabbia e quiete Imaginarium inizia a far sognare autori, artisti, relatori e spettatori.

Le prime a scendere in campo sono Emanuela e Filomena che con l’ausilio dell’illustratore Danilo Angieletti presentano La tredicesima Costellazione della Cecere (nel suo abbigliamento in stile “la dolce vita”).

A seguire il Limbo dei piccoli fobici di Black Joy Betty e Mauro Beato, Bakemoto Lab Carlie, dell’esuberante Simona Diodovich, Mondo9 di Dario Tonani e Ophelia e le Officine del tempo della Valentini. Inutile parlare della mia, anzi della nostra gioia ed emozione. Fondamentale la partecipazione del pubblico fra cui Clara Raimondi di Reader’s Bench.

Il programma del 16 giugno è altrettanto ricco di piacevoli letture. Aprono le “danze” Molly e Stefano Mancini con la presentazione de Le Paludi d’Athakah, seguiti dalla presentazione di Danylù Louliette K. (io ) del libro di Anna Giraldo OGD, il lato B di ogni cosa. Di nuovo entra in scena Emanuela Valentini con Il Bacio di Jude di Davide Roma, seguiti  da La Biblioteca dell’Immaginario presentata da fabio Mundadori , una raccolta di racconti tra cui Cronache di un mercante di Stelle della Valentini, 7 Minuti di Filomena Cecere ,Il Varco tra i mondi di Molly Greenhouse, La zona Proibita di Carlo Deri e Sarai con me di Simona Diodovich. Seguono altre presentazioni (l’intero programma può essere trovato quì)

L’intero week end è stato costellato inoltre da cosplay, giochi di ruolo, trucco horror, fotografia e la bellissima mostra in cui artisti come Mario Veltri, Simona Diodovich, Danilo Angeletti, Cinzia Volpe, Celestino Angiolilli, Lorenzo Magalotti, Vittorio Astone, Pier Paolo Pasquini, Martina Rapone, Giovanna Campoli e gli studenti della Scuola di Fumetto.

Un evento dunque a tutto tondo, che ha spaziato su vari temi e che ha abbracciato l’Arte in ogni sua forma o quasi.

Un evento ben riuscito, vissuto da tutti con entusiasmo e gioia, in un clima di spensieratezza ed amicizia che ha permesso a molti di indagare e indagarsi attraverso un confronto costruttivo che ha reso un pò più grandi tutti noi.

Mi soffermerò più avanti con altri articoli e recensioni sui vari autori e opere presentate e sulla nascita del nuovo genere “Criminal Fantasy” ad opera mia, di Emanuela, Mario, Dario e Molly.

Di seguito alcune foto dell’Evento:

RECENSIONE DE LA BAMBINA SENZA CUORE di Emanuela Valentini

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Una favola gotica…qualcuno l’ha definita così.  Io però non credo sia solo questo.

L’umore gotico certo è presente e abilmente mescolato con un ambient più moderno, quasi recente, nostalgico, di quegli anni novanta che la maggior parte di noi ricorda con un sorriso.

Una favola si, una favola gotica, d’amore, d’amicizia, di drammi e avidità, di promesse infrante e di mondi fantastici che si incontrano, una favola non fatta solo di fantasia,  quest’ultima infatti è il contorno a quella che è la nuda e cruda realtà.

Drammi familiari, maledizioni, mancanza di rispetto verso l’ambiente, arrivismo e sete di potere.

Pregiudizio.

Già, quel giudizio prematuro costruito a volte su fatti di cui non si è pienamente a conoscenza, a volte fatto solo di paura verso ciò che non si conosce o che si reputa diverso, o inferiore.  E a causa di questo, talvolta accade che la verità rimane celata dietro a false realtà fatte di inattendibilità e terrore di “sapere”.

Molto spesso basterebbe porre una domanda, quella giusta. Molte volte sarebbe sufficiente mettere da parte la paura e il preconcetto che istiga all’errore e alla falsità.

E quindi anche in questo romanzo Emanuela Valentini tocca tematiche sociali importanti denunciando con estrema grazia soprusi che ogni giorno stanno sotto ai nostri occhi e di cui spesso, anche inconsapevolmente, diveniamo complici.

Una favola profonda quella di Lola, di questa bambina senza cuore nei cui occhi tristi e profondi risiede molto più amore di quanto non ve ne sia in altri esseri umani che si reputano “normali” e figli di Dio.

Una bambina coraggiosa, determinata, magica. Un essere che accetta il suo destino con estrema armonia e grazia, che però non si arrende all’evidenza e si accorge con il tempo(che per lei è solo un’idea) che accettare non significa rassegnarsi bensì accogliere con quiete la propria sorte. E Lola accetta e accoglie a braccia aperte e con un buco nel petto quella che è la sua nuova vita, il suo potere è tale da far vivere persino un cuore di pietra, il suo altruismo pervaso da innocenza infantile e ragione centenaria la porta a voler migliorare in ogni modo la “vita” di coloro che la circondano.

E poi la “vita” la incontra davvero e lì, il suo cuore assente, batte. Non puoi dimenticare un arto quando ti viene amputato. Un organo non è solo carne, un cuore esiste anche oltre la fisicità materiale e non è il sangue che lo irrora ma è l’anima che lo fa battere a renderlo reale.  E se il cuore non c’è più comunque lo ricordi, comunque ami.

Inizia così un intreccio di storie, una matassa che si scioglie pian piano fra le sottili dita del tempo,  streghe e magia, odio e paura, misteri che durano da secoli, paure ataviche che non vogliono essere affrontate…per abitudine.Esseri viventi come zombie e non morti come vivi che pur non avendo sangue, seppur sotto una pelle gelida sono in grado di provare emozioni alla stregua di “angeli”.Molti i personaggi che popolano questa fantastica avventura, personaggi che si fanno amare, personalità odiose, altre che lasciano l’amaro in bocca e altri che stringono il cuore per quanta amarezza li circonda.

Così Rosie Maud, una bambina, anche lei solo una bambina costretta a vivere la pesante ignoranza del pregiudizio, costretta ad una vita arida a causa dell’intolleranza e dell’ingiustizia.

Padre Abel, un parroco avaro ed arrivista, un pastore privo di pecore e anzi egli stesso cacciatore e assassino. Ho odiato questo personaggio per la sua miserabile vita e per il cattivo messaggio che spesso persone nel suo stesso ruolo portano alle masse. A mio avviso il nome è una citazione biblica (non ne ho parlato con l’autrice poichè le mie recensioni vengono lette dagli autori solo dopo la pubblicazione), Abel come Abele, il fratello “buono” che per fare contento il suo Dio sacrificò un agnello (essere innocente!).  Forse sono solo mie lucubrazioni  ma forse all’interno di questa favola quell’agnello altri non è che Lola, un angelo al quale era stato cucito un vestito da demone! Un povero agnello sacrificato per tenere buono un dio vendicativo, reso tale solo dagli occhi rancorosi di chi guard, cadendo così nuovamente (a causa di false supposizioni) nell’errore. Dio non chiede sacrificio di sangue innocente, ne si può placare la sua ira con menzogne e falsità, egli punisce il colpevole e il ridicolo tentativo umano (di padre Abel e di chi per lui) di ingannare quelle “divinità” è stato infine inutile e fonte di maledizioni e ulteriori malintesi.

E come non parlare di Nathan, un semplice adolescente mortale che ancora non corrotto dal tedio e dalla rassegnazione cerca dentro se stesso la forza per cambiare realmente le cose, cercando di portare la pace fra due mondi e la serenità verso un padre assente, così protettivo e preso dal suo ruolo di “genitore”da non accorgersi di avere un giovane uomo al suo fianco. Nathan dunque come esempio di apertura mentale, come persona scevra da pregiudizi e dotata di propria personalità e senso critico, che trova la pace e la serenità nelle cupe atmosfere di un “sepolcreto” non consacrato, dove i normali vedevano solo desolazione e peccato.

Andrei ancora avanti per pagine e pagine ma il rischio di svelare punti chiave di una storia così affascinante, diventa sempre più vivo e continuare  diventa azzardato. Fatto sta che questa recensione è piena di “citazioni” ironiche e non, che mi sono concessa la libertà di estrapolare dal racconto stesso.se stesso la forza per cambiare realmente le cose, cercando di portare la pace fra due mondi e la serenità verso un padre assente, così protettivo e preso dal suo ruolo di “genitore”da non accorgersi di avere un giovane uomo al suo fianco. Nathan dunque come esempio di apertura mentale, come persona scevra da pregiudizi e dotata di propria personalità e senso critico, che trova la pace e la serenità nelle cupe atmosfere di un “sepolcreto” non consacrato, dove i normali vedevano solo desolazione e peccato.

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Devo però fare un altro appunto in merito ad un personaggio che ho adorato per la sua “familiarità”, per quel senso di “conosciuto” che mi ispirava durante le pagine che divoravo avidamente.E ancora una volta l’autrice dimostra la sua conoscenza della letteratura e della poesia frammiste alla capacità di romanzarle nel più abile dei modi. Così P.B. Shelley allieta con i suoi versi i capitoli di questa favola e lo fa con tanta eleganza e discrezione da lasciarti sorpreso quando alla fine si materializza fra le pagine divenendo reale.  E la grandezza di Emanuela Valentini potrebbe davvero paragonarsi ad una grande autrice come Mary Shelley (moglie del suddetto poeta), una donna forte e ispirata della quale purtoppo si conosce ben poco.

Chiudo questa recensione con una citazione di Mary Shelley che ben si addice a quello che ho finora scritto: “Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca! 

La BAMBINA SENZA CUORE E’ Scaricabile gratuitamente al seguente link: http://labambinasenzacuore.altervista.org/

Recensione del racconto: Ophelia e Le Officine del Tempo di Emanuela Valentini

OpheliaOphelia e le officine del tempo… e un viaggio nel tempo l’ho fatto sul serio!

Premetto che sono un’accanita lettrice da sempre e che le mie letture abbracciano svariati generi, di varie epoche e nazionalità.

Questa sarà per me una recensione difficile poichè ancora vibra forte in me l’atmosfera del mondo di Ophelia, i suoi umori, le sue speranze e le sue paure. Sarà difficile mettere a tacere la mia vena poetica e stilare una recensione che sappia di critica e non troppo di poesia.

Mi pongo delle domande dunque per restringere il cerchio e dare dei limiti (seppur fittizi) alla mia vena artistica. Cosa penso dunque di Ophelia e le officine del tempo?

Parlare del racconto senza parlare dell’autrice è quasi impossibile. Non conosco personalmente Emanuela Valentini (se non per un fugace incontro avvenuto alla fine della presentazione del suo libro allo Steampact Fest, incontro avvenuto per complimentarmi con lei!). Due minuti dunque e in due minuti neppure se sei un mago puoi cogliere gli aspetti salienti di una personalità ma lo puoi fare leggendo ciò che da essa scaturisce. E ciò che ho letto è stata Meraviglia!

Sensibilità e attenzione verso i dettagli, capacità di romanzare anche le cose più banali rendendole interessanti (come una camera, un motore, un marchingegno qualsiasi, un guanto!).

Ma ovviamente ho giocato sporco e la domanda che mi sono posta è quanto di più vago avessi potuto trovare! Riformuliamo: cosa penso dei personaggi di Ophelia e le Officine del Tempo?

Curati, caratterizzati, pulsanti, emozionati, ispirati in poche parole: veri! Non sono super eroi, sono fatti di carne ed ossa, amano, odiano provano rabbia e rancore. Sono malvagi, cinici, sono quanto di più vario si può trovare passeggiando per una qualsiasi via affollata di Londra, o Milano, o Pechino!

I personaggi sono veri e per questo soffri con loro, vivi con loro e piangi con loro. Perchè io ho pianto in un passo del racconto tanto ero immedesimata in colei che in quel momento stata vivendo il dramma; e in un altro passo l’emozione è stata tale da salirmi fino in gola e costringermi a cercare aria e prender fiato imitando il sollievo che uno dei protagonisti stavo provando!

E poi Ophelia: una donna immensa, capace di riempire da sola pagine di interi volumi. Una donna “reale“, molto più vera di tante altre che si spacciano tali. Lei e la sua tuta da meccanico racchiudono così tanta grazia da rendere adorabile persino il grasso che le unge la faccia e la fuliggine che le sporca i capelli.

Una cosa che ho trovato adorabile sono gli espedienti narrativi usati dall’autrice per tenerti incollato alle pagine. Personaggi senza nome di una grandezza così palese che risulta chiaro quasi subito che nella storia avranno un ruolo, ma quale?

Intreccio narrativo chiaro e accattivante reso possibile da uno stile pulito e abbellito da abilità poetiche non indifferenti.  Capacità di rendere immagini le parole. Già, perchè mentre leggi dimentichi le parole e inizi a guardare un film, una vecchia pellicola romantica dove si coglie tutto lo splendore e la povertà di Londra. La neve e la fuliggine, i vestiti, le inquadrature, una regia perfetta si innalza dalle pagine per invadere ogni senso; persino le diverse voci e gli accenti sembra cogliere.

Un altro punto fondamentale è la particolare attenzione al sociale. L’autrice abbraccia differenti tematiche cogliendo nell’intimo il lettore attento e sensibile.  Le cavie umane come poveri animali relegati nelle loro gabbie di morte. Umani come animali sfruttati dai potenti per i loro scopi, assenza di rispetto per la vita, qualsiasi sia la sua forma e manifestazione. E quanti di noi non vi riconoscono aspetti della nostra società? Dunque denuncia sociale fatta con un parallelismo fra i disagi dell’epoca e quelli della nostra. E dovrebbe farci riflettere come tante cose sono cambiate ma alcune sono rimaste nella loro barbara crudeltà, è mutata la forma, ma la sostanza resta. Il ghetto, i poveri che solo perchè vestono stracci sono possibili colpevoli e non importa se egli stessi sono vittime, la società non gli crederà mai.

Un racconto “fantastico” dunque, calato nel reale e nelle problematiche di un’epoca passata, di una Londra post conflitto mondiale, un racconto fantastico tinto dai colori di questioni sociali nei quali ogni giorno siamo coinvolti (olocausto animale, sfruttamento di paesi sottosviluppati, la paura del diverso ecc.).

La cosa che ha permesso alla mia mente di calarsi totalmente nel “film-romanzo” è stato anche lo stile di scrittura. Chi ha letto Poe, Lovecraft, Flaubert, Goethe, Hesse ed altri grandi, sa bene come si scriveva un tempo, il modo di parafrasare, di descrivere, di raccontare e di dialogare. Ma la nostra autrice ha dalla sua l’eleganza tipica di alcune donne e la sensibilità “uterina” che contraddistingue a volte un sesso dall’altro. Così in lei cuore e testa giocano una partita ma non come avversari ma come compagni uniti e pronti a sostenersi l’un l’altro.

I miei autori preferiti da sempre sono per lo più uomini  e trovare una ragazza così abile e che riesca ad emozionarmi così tanto (dopo me stessa) è stato per me dal punto di vista artistico e umano di grande importanza.  E poi non mancano i colpi di scena e lo snocciolarsi della trama guida il lettore attraverso le strade e nei cieli di Londra con la cintura sempre ben allacciata.

Inutile dire che come è mia abitudine (quando trovo valido un autore) vorrò leggere l’intera bibliografia che riguarda Emanuela Valentini e vi terrò aggiornati sulle prossime opere con ulteriori recensioni.

3666_506063442791434_1178965543_nLa recensione è finita ma voglio aggiungere le mie impressioni su personaggi e luoghi del racconto:

Doveroso è un accenno a Sylvia la madre di Ophelia, una donna bellissima ma sola come può essere solo un diamante  che decora un gioiello in mano di un bambino. Inutile, privo del suo valore. La bellezza fine a se stessa non ha mai reso felice nessuno, neppure Sylvia che ossessionata dalla caducità fisica e dall’inesorabile scorrere del tempo ricorre agli espedienti più assurdi calpestando vite  e sentimenti rendendosi forse conto, troppo tardi, che la felicità risiede in altri luoghi (meno oscuri e più soddisfacenti di quelli in cui lei ha vagato senza sosta e senza pace).

Shawn, un padre prima ancora di essere un genio e un pilota. Un padre colmo d’amore che con implacabile pazienza e calcolata intelligenza riesce a restituire a sua figlia (e al mondo) un risvolto dignitoso. Un uomo straordinario, di quelli che spesso narrano le leggende, un uomo misurato che grazie all’equilibrio fra cuore e razionalità riesce a non cedere alle avventatezze che spesso detta il cuore.

Duncan: il gentiluomo travestito da meccanico.  L’abito non fa il monaco, e neppure l’accento. E così per Duncan.  Amico prima di tutto, un amico paziente che con amore asseconda le follie di Ophelia a volte seguendo l’incoscienza tipica dell’amante! Colui che ama silenziosamente senza imporre i suoi sentimeni, aspettando nei bordi increspati della vita di Ophelia, condividendo seppur con scetticismo le sue paure ed intuizioni e donandole nonostante tutto la sua fiducia intera e dimostrando che per amore persino le più orribili  paure possono essere superate.

Carol: una presenza delicata, l’opposto di Sylvia, la madre per eccellenza, che con dedizione e sacrificio è disposta a tutto per la sua bambina. Bellissima eppur così lontana dalla vanità, l’amica perfetta per Ophelia, quasi come se in lei la protagonista riversasse il suo lato maschio fatto di premure e protezione.

Eleazar: uomo assetato di potere e mosso da vendetta, è la perfetta dimostrazione di come è possibile fallire se guidati dai sentimenti sbagliati. La dimostrazione di come la chiusura nelle proprie ambizioni, nella convinzione della propria genialità priva di confronto sia la strada giusta verso il “grossolano”, il “gretto” e l’“errore” inteso in ogni sua accezione, da quella grammaticale a quella matematica.

Altri personaggi sono presenti nel racconto e prima di chiudere quest’analisi psicologica voglio spendere ancora due parole su Martin. Esile giovane spazzacamino senza nulla. Abitante del ghetto che possiede però uno dei beni più preziosi al mondo: “una famiglia” e dignità. La povertà e la tremenda realtà londinese carica di fuliggine e umidità non gli ha tolto la stima verso la vita che è magnifica in ogni forma e indipendentemente dallo stato sociale o provenienza. Un piccolo “malandrino”, violento ma con un sogno: quello di fare l’attore! Un piccolo uomo con la potenza sconcertante di un guerriero che dimostra al mondo come l’arte può animare e guidare anche il più “semplice” dei cuori.

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Ci sarebbe molto da dire sulle singole personalità ma lascio ad ognuno la possibilità di coglierne i molteplici aspetti e riconoscere in uno piuttosto che nell’altro parti del proprio carattere.

Passiamo ai luoghi del racconto: Londra! Che città meravigliosa, ma come poche città molto difficile da comprendere. Emanuela Valentini è una di quelle persone che Londra la sente scorrere nelle vene e lo si comprende da come traccia la tela dei paesaggi, delle vie, con quanta poesia parla del Tamigi e persino dell’umidità, del cielo grigio e della fuliggine. Chi legge e conosce Londra subito si rende conto che l’autrice non sta inventando una città, l’autrice sta vagando fra le strade, nei ghetti, fra i viali alberati e i parchi.
Un libro se ben fatto è come un’emozione, non è l’emotività del momento, ma dona la pienezza di un senso, di un insegnamento che resta. E’ come una carezza data da una persona amata, come un’immagine di quelle che fissi da bambino, come un sogno che ricordi, come una pietanza particolarmente gustosa, qualcosa che colpisce i sensi  e rimane memoria. Questa Londra di inizio secolo esiste, è reale seppur inserita in un contesto fantastico e romanzato. Emozionante. Davvero. E non posso far a meno di provare questo brivido che mi percorre facendomi rabbrividire e lasciandomi un sorriso appena abbozzato sul viso, un’emozione che resta come l’alone di un disegno fatto su un vetro appannato. L’alone di Ophelia e delle Officine del tempo che finchè non laverò il vetro della mia memoria resterà lì, immobile nel suo vibrante ricordo, e mi basterà soffiare sul vetro con respiro caldo per farlo ritornare in tutta la sua pienezza.

PS: Credo che questo sia il primo vero romanzo Steampunk italiano con il quale mi sono “scontrata-incontrata”. La sapienza con cui l’autrice rende reali e possibili le invenzioni è sconcertante, tutto sembra realmente funzionare! La descrizione delle aeronavi, dei marchingegni di Eleazar e di Shawn realmente ti fanno credere possibile un futuro a vapore!  Ho adorato quelle tinte da moviola condite da ingegneria “fantastica”  guardata attraverso Goggles, dall’odore di carbone avvolta dal vapore!

Ophelia e le Officine del tempo è un e-book dunque disponibile in formato digitale anche su AppStore

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F. Cecere

La Tredicesima Costellazione di Filomena Cecere

Mi sono imbattuta in questo racconto durante lo Steampact a Roma il 30 marzo 2013.

La cosa che mi ha attirata maggiormente è stato il titolo. Sono appassionata di stelle, e mi sono persa spesso con la mente nel profondo spazio e come la maggior parte delle persone mi sono da sempre lasciata affascinare dalle costellazioni e in primis dallo zodiaco. Ma Tra lo Scorpione e il Sagittario (che io amo) c’è una costellazione, l’Ophiuco detta anche “Trediciesima costellazione”  che come giustamente ci ha ricordato l’autrice del racconto (Filomena Cecere) è l’unica a non aver dato il nome ad un segno zodiacale.

Insomma l’elemento “stelle” unito all’elemento “steampunk” mi hanno incuriosita molto circa questo racconto così l’ho acquistato e l’ho divorato.

La prima cosa che ho notato è stato lo stile semplice e chiaro. Il racconto può essere letto da chiunque, indipendentemente dall’età; ovviamente a seconda della propria maturità vengono colti alcuni aspetti piuttosto che altri ma il messaggio di fondo è chiaro.

La cosa difficile del recensire un libro o un film è riuscire a dare l’idea generale dell’opera senza però svelarne la storia o fare “spoiler”.  La trama de “la Tredicesima Costellazione” è semplice ed efficace, quando mi sono addentrata nelle pagine la sensazione che ho avuto è stata quella di rituffarmi nella mia infanzia ai tempi de “La storia Infinita”: immersa in quei colori, avvolta da quelle atmosfere di mondi lontani eppur così vicini a noi stessi da poterli addirittura contenere.

Fantasia, magia ed “Equilibrio” e proprio su quest’ultimo asse ruota l’intera vicenda dei protagonisti del racconto. Passato e futuro si incontrano nel presente, due individui uniti da uno stesso stato interiore basato su “yin e yang” per usare un termine un pò più orientale ma di comprensione comune. Un racconto nel racconto, la ciclicità degli eventi che si scontra con l’inesorabile linearità infinita del tempo.

Luce e tenebre che si fondono per reggere un mondo basato sull’Equilibrio. Il sacrificio visto non come imposizione ma come libera scelta consapevole, la consapevolezza che solo la paura della morte può impedirci di dare il meglio di noi stessi in ogni situazione.

L’armonia degli elementi, la grazia con la quale fondere insieme terra, fuoco, acqua e aria.

L’amore…

Che tutto muove.  Amore per il mondo, per un regno, per una donna…

E poi storia, Athanasius Kircher lo storico e filosofo tedesco, un gesuita che Schmidt definisce “ultimo uomo del rinascimento” con una forte passione per le cose bizzarre. E di bizzarrie nel racconto ne troviamo, soprattutto nella parte più steampunk che con le sue rotelle, ingranaggi e navi volanti da un tocco ancor più croccante ad una storia fantastica.

Nel complesso l’ho trovato un ottimo lavoro, scorrevole, si legge in un’oretta e ti lascia vivere le’mozione insieme ai protagonisti.

Photo: ©Cinzia Volpe

La tredicesima Costellazione presto diventerà una graphic novel con la sceneggiatura di Filomena Cecere e disegni di Danilo Angeletti 

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EN: Martial Academy: a new way to learn  Martial Art!

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Since yesterday you can find in the AppStore this new and innovative application.

I bought it and then tried and now I can review it.

The first thing  I noted was the captivating and evocative graphic! It’s common that when we hear about martial art, immediately the mind flies to kill Bill, Karate kid, Bruce Lee, Croouching Tiger,Hidden Dragon ecc.

Some of us, perhaps the most sentimental, associate with martial arts the romantic figure of the Master, the one who gives you his knowledge following you lovingly and with rigorous through your steps, your victories and defeats, the one that lives martial arts not just as a sport but as a real lifestyle!

Martial arts are a personal journey, they increase the knowledge of the body, the awareness of the motion, the self control and the harmony with the universe that surrounds us.

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But we’re talking about an APP and the relationship between us and our tablets or smartphones!

So where is the master? I state, however, that this APP is not meant in any way to replace an instructor, in fact it’s a support for the growth of the students that allows them to keep practicing at home.

Self-discipline is not easy and unfortunately learn a martial art from scratch is not even thinkable because there comes a point where you need the presence of a companion (sparring partner) and a master that check if the technique has been done in the proper way.

So what is the purpose of this APP?

This APP is meant to be a reference: through the use of graphics it explains the physics behind each technique (force to be applied, rotation, weight etc..)

This APP is useful for a Master as the grammar book is useful for a school teacher.

Now e-learning has taken place in our lives and in the society! During my time spent in London I noticed that the buses, the subways, and the trains were always full of people with tablets and smartphones intent to take courses, read a books or writing reports, in short, all committed to optimize their time!

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Often I spotted seatmates watching a videos of martial arts, most of the time they were amateur and home-made shootings, other times, unclear and approximate 3D. I also tried to look for something valuable about Wing Chun (the martial art I used to practice) but nothing! Everything was really unprofessional and above all was explained in a very confusing way…

I would call this kind of APP e-training, since it’s something you can learn and practice anywhere, watching and learning the motion by watching the motion itself on the buses, metro and trains. Moves can also be comfortably repeated of home, in front of a mirror or a friend any time you want!

I noticed, however, that the APP is growing and the disciplines are both theoretical and practical.

New contents will be uploaded and there will be added to new disciplines.

I found an App useful, funny and slick on several fronts. I started the course Thai Boxing yesterday and already I can keep good guard and perform a not bad left jab!

I think I’ll try all the various disciplines and at the end decide which one I like the most, thane that more suits my character! That could be another good use of Martial Academy: I allows us to try different disciplines without the need to subscribe to a gym!

That’s all for now, I will update the contents of this review as the APP will be updated!

Martial Academy web site

Facebook Page

IT: Martial Academy: un nuovo modo di fare sport!

Da ieri è possibile trovare nell’App Store questa nuova e innovativa applicazione.

L’ho acquistata e provata e dunque adesso posso recensirla.

Parlerò prima della veste grafica accattivante ed evocativa! Quanti di noi quando sentono parlare di arti marziali pensano a KarateKid, Kill Bill, La Tigre e il Dragone, Bruce Lee, Dalla Cina con Furore, L’urlo di Chen terrorizza l’Occidente ecc. e dunque a film e personaggi storici, culto per la nostra infanzia, per la storia del cinema e per le stesse arti marziali.

Alcuni di noi, forse i più sentimentali associano alle arti marziali la figura romantica del Maestro, di colui che ti dona il suo sapere seguendo amorevolmente e con rigore i tuoi passi, le tue vittorie e le sconfitte, colui che delle arti marziali non ne fa solo uno sport ma un vero e proprio stile di vita!

Arti marziali dunque come percorso personale, come conoscimento del proprio corpo, consapevolezza delle proprie capacità e dunque anche disciplina verso se stessi e verso ciò che ci circonda.

Ma noi stiamo parlando di un App, e dunque il rapporto avviene fra noi stessi e il nostro tablet o smartphone! E dunque dov’è il maestro?

Premetto comunque che da subito si intuisce che questa App non vuole in alcun modo sostituire un istruttore, anzi serve proprio ad esso da supporto per la crescita del proprio allievo che dal canto suo anche a casa e fuori dalla palestra ha un ottimo mezzo di supporto per continuare l’allenamento.

L’autodisciplina purtoppo non è semplice e imparare un’arte marziale da zero non è pensabile anche perchè arriva un certo punto in cui si necessita la presenza di un compagno (sparring partner).

Dunque quale è lo scopo di quest’App?

– Referenze: attraverso l’ausilio della grafica viene spiegata la fisica che sta dietro ad ogni tecnica: forza da applicare, rotazione, peso ecc.

– Supporto: quest’App sta al Maestro come il libro di grammatica sta al docente di Italiano

Oramai l’e-learnig ha preso piede nelle nostre vite e nella società che vive a ritmi pazzeschi! Durante il mio periodo londinese ciò che notavo sugli autobus, nella metro, sul treno erano tutte queste persone con tablet e smartphone intenti a seguire un corso, o leggere un libro o scrivere una relazione insomma tutti impegnati a ottimizzare i tempi!

Spesso il mio vicino di posto guardava un video di arti marziali, qualcosa di molto posticcio magari con riprese casalinghe o con 3D poco chiari e approssimativi.  Anche io avevo cercato qualcosa di valido sul Wing Chun (l’arte marziale che praticavo prima di partire) ma nulla! Tutto era davvero poco professionale e soprattutto spiegato in maniera abbastanza confusa: mancavano appunto referenze chiare!

Chiamerei dunque e-training questo nuovo modo di apprendere-ripetere stando comodamente a casa, sull’autobus, in metro, in treno, in fila, in pausa dovunque e in qualsiasi momento lo si desideri! E poi può anche essere un modo divertente per condividere momenti con gli amici!

Ho notato comunque che l’App è in espansione e tratta le discipline sia dal punto di vista teorico che pratico. Nuovi contenuti verranno caricati e saranno aggiunte nuove discipline.

In generale l’ho trovata un’App utile, simpatica e accativante su più fronti. Ho iniziato il corso di Thai Boxe ieri e già riesco a tenere bene la guardia e a fare un diretto sinistro niente male!

Credo che proverò tutte le varie discipline e alla fine deciderò quale è quella che mi piace di più, che si confà più al mio carattere! Ecco quale potrebbe essere anche un’altra ottima applicazione di Martial Academy: provare varie discipline e trovare quella adatta a se! Dopo potrò iscrivermi in una palestra e farmi seguire da un istruttore!

Per ora è tutto, aggiornerò i contenuti di questa recensione man mano che l’App verrà aggiornata!

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9 pensieri riguardo “Review (recensioni)

  1. Il petto di Sylvia sobbalzava di battiti. Nel suo abito argenteo, la donna aspettava, un passo al di fuori del cerchio di cavi che delimitava l’area attorno alla macchina. Lui incontrò il suo sguardo, e forse per quell’unico attimo, si compresero e si amarono in un per sempre permeato di follia. «Voglio bagnarmi d’eterno» sussurrò lei. Lui la raggiunse, le cinse la vita e la baciò con passione. Tratto da Ophelia e le officine del tempo

  2. […] Iniziamo dalla profonda verità nascosta in questa frase. L’ho letta, riletta e compresa. A fondo. Questo è solo un esempio. Entrambi i racconti sono costellati da frasi magnifiche cariche di significato, lirica, poesia, magia. Una trama avvincente, fili intricati di una matassa che con desiderio e trepidazione cerchi di districare.  Tutto perfettamente credibile, fin troppo. Una Londra vittoriana carica di quegli umori tipici della rivoluzione industriale, descritti con sapienza magistrale. L’aria umida e oleosa di Londra la senti sulla pelle, e in alcuni tratti della storia ti verrebbe quasi da smettere di respirare. Parole come suoni, immagini, umori. Gli umori dei protagonisti. Te li senti addosso, non ti danno tregua. Come una seconda pelle. Puoi solo scegliere quale indossare: Jericho, Jonas, re Belial, Valentina, Gwen… Personaggi carismatici, reali. Pensano, agiscono, soffrono. Amano, odiano, stuprano. Provano piacere, sentono dolore. I protagonisti si lasciano scoprire lentamente, dolorosamente ti coinvolgono nelle loro vite tormentate. E’ così per Jericho Marmaduke Shelmardine (ascoltatene il suono, la sua onomatopeicità), un medium, un uomo di mondo, scaltro, misterioso, eccentrico. Lo incontri subito, sin dalle prime pagine e lo odi e lo ami. Detesti il suo modo di bere il brodo di tartaruga, la sua presunzione. Ami la sua profondità, il suo animo tormentato. Il suo modo di amare. Almeno così è stato per me. Jericho Marmaduke Shelmardine – voglio chiamarlo per intero, quasi fosse un mantram, una sorta di evocazione – durante la storia si apre, lascia trasparire il suo mondo. Coinvolge. Cresce. Jonas Malrowe, un ispettore fin troppo professionale e legato al suo lavoro. Un uomo pratico, scettico. Più chiuso e timido di Jericho, ma altrettanto spesso e tridimensionale. Si lascia sondare più lentamente, ma la sua grandezza è intuibile da subito. Sin da quando rifiuta il brodo di tartaruga, entro cui il povero animale viene bollito vivo. Due uomini, così diversi eppure con dolori simili, non nella forma, ma nell’intensità. “Il Mago”, una presenza-assenza, carismatica, magica. Nel suo apparire, fatto di ricordi rivivi tutto il suo “potere”. Valentina, bella e terribile. Triste, gelosa, pazza d’amore, di un amore tutto suo.  Re Belial: Magnifico! Una creazione originale, un personaggio dal background non descritto ma perfettamente intuibile. “Potrebbe uccidere per noia”. Lo adoro. Non mi soffermo sulla miriade di personaggi che compaiono, non adesso. Ci tengo però a precisare che nonostante i protagonisti principali e non, siano tanti, nessuno è stato lasciato al caso. Tutti hanno un passato, una vita, una storia da raccontare. Accuratezza mi verrebbe da dire.  Sono decisamente accurati. Il genere è un mix fra noir, erotico, giallo, storico e molto altro. La suspense non manca, così come mistero e erotismo che non scade mai nel pornografico. Su questo punto vorrei soffermarmi. Molti scrivono di sesso e spesso gli scritti sono volgari.  E’ quasi diventato un clichè. Sesso, pornografia, cose campate in aria fini solo a se stesse. Come il più banale e commerciale dei film porno. Nella scrittura come in ogni altra arte occorre “maestria”. Qualsiasi sia l’argomento trattato. E questo Federica e Vittoria sanno farlo benissimo. Alcune pagine sono intrise di un erotismo così poetico da farlo trascendere da quella che è la natura delle cose. Anche quando sono “crude”, le scene erotiche risultano “artistiche”. Si parla di carne pulsante, di umore vischioso e di molte altre metafore visive potenti e d’effetto. Anche nel momento in cui si tratta l’omosessualità si ha l’impressione di trovarsi di fronte ai più alti sentimenti (purtroppo socialmente non siamo abituati a considerarli tali). Un’altra cosa che ho gradito tantissimo sono i dialoghi: ben costruiti, assolutamente utili e complementari alla narrazione, ognuno ha la sua giusta voce, il suo accento, il suo modo di parlare (basta pensare alla geniale trovata del comandante di Scotland Yard). Nel complesso non sono riuscita a trovare nulla lasciato al caso. Tutto assolutamente “amazing”. Ho riscontrato qualche problema di editing, errori di battitura più che altro che sinceramente e personalmente passano in assoluto secondo pianto vista la meraviglia dei racconti, ma che comunque devo segnalare. Se dovessi dare un voto assegnerei 10 tazze. In attesa dei prossimi due racconti che chiuderanno la serie, speriamo che le autrici ci regalino qualche altra loro meravigliosa-inquietante idea. A cura di Danylù Louliette K, seguitela anche sul suo blog […]

  3. […] Erotismo: un tema preponderante nella saga. E’ per entrambe così o c’è una più maliziosa dell’altra? V: posso dire di me che il sesso mi piace moltissimo (farlo, leggerlo, immaginarlo). Per quel che riguarda la letteratura a tema, leggo molti libri erotici, ma non quelli contemporanei, solo quelli dei secoli passati, in cui non c’era il serpeggiante moralismo buonista di oggi, il femminismo o anche l’idea che il sesso è uno sport da fighi. Dove si scopava per incontrollabile passione e autentica ‘fregola’, altro che l’esibizionismo triste da video porno di Belen o Pamela Anderson. Poi, siccome sono sadomasochista, mi piace la crudeltà di De Sade, di cui ho scoperto un libro nella biblioteca di mia nonna a 10 anni. Di lì un lento rotolare a valle. F: Il sesso è una componente fondamentale della natura umana. Premesso ciò, anch’io apprezzo tanto la teoria quanto la pratica. Soprattutto mi piace indagare su come un autentico sovvertimento di sensi può sconvolgere anche la mente più razionale. I miei primi approcci letterari sono stati biechissimi romance storici, leggendo i quali mi ritrovavo a pensare come fosse possibile che capitassero certe cose tra uomini e donne. Poi mi sono documentata meglio e ho scoperto tutte le variabili del caso, ma non posso dire di essere un’esperta di letteratura erotica. Molto hanno fatto anche i fumetti, soprattutto giapponesi (ho una propensione al sado-masochismo molto affine a certi topoi del Sole Levante) C’è una domanda che non vi hanno mai posto e a cui vorreste rispondere? V: siccome sono poco ‘social’ non muoio dalla voglia di parlare di me, per cui non mi chiederei niente. Mi piacciono però le domande che dimostrano autentico interesse in quello che faccio. Alle domande ‘standard’ rispondo in maniera ‘standard’ se va bene, se no con brutale sarcasmo. Ultima domanda standard, per accontentare fan e curiosi come me: Ci sono altri progetti all’orizzonte? V: beh, insieme: il Romanzo totale delle nostre storie che racconterà la storia di VS dal 1887 al 1918 almeno, e forse arriverà oltre, tipo 1950. In solitario io progetto di fare il minimo indispensabile in ogni ambito e grattarmi. F: Abbiamo anche in progetto una storia Steampunk che avrà come protagonisti altri due nostri ‘idoli’: Percy Shelley e Lord Byron. Sto cercando di convertire Vittoria al Romance, illudendola con promesse di ricchezza, ma nonostante lo strepitoso successo del nostro primo esperimento lei non vuole saperne. V: ah, non hai detto che te sei Shelley redivivo, io sono Lord Byron e Emanuela Valentini si propone come Mary Shelley. Così, perché è una buffa coincidenza. Ringraziamo le autrice per la loro disponibilità, date un’occhiata al sito della Lite Editions. A cura di Danylù Louliette K, seguitela anche sul suo blog […]

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