Pacific Rim: la mia recensione su Reader’s Bench

Non ho mai amato andare al cinema in Italia, ho sempre preferito guardare i film in lingua originale. Un po’ come i libri, spesso le traduzioni disturbano e smorzano l’emozione. Ma negli ultimi mesi, visti gli impegni in “patria”, ho deciso di ricominciare a seguire le programmazioni. E non mi pento affatto di questa scelta. Venerdì 19 luglio ho visto PACIFIC RIM in 3D, e ancora sento le vibrazioni scuotermi, dal profondo.

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Premesso che guardando il trailer e leggendo il nome di Guillermo del Toro, mi aspettavo qualcosa di bello, ma non nego che qualche timore aveva fatto breccia: un film pretenzioso, sicuramente molto difficile da gestire.
A ogni modo, con timori e aspettative mi sono recata allo spettacolo delle 20: sala vuota, iPad per prendere appunti e poi “meraviglia”. Sono rimasta totalmente incollata allo schermo e non sono riuscita a scrivere neppure una parola. Il 3d che solitamente detesto, mi ha sorpresa in maniera positiva poichè in tono con il film.
Entriamo nel vivo della recensione. Premetto che sono presenti alcuni intramontabili cliché dei film americani: eroe protagonista, personaggi spalla che muoiono, storia d’amore che nasce alla fine, eroe non protagonista che si sacrifica per la patria, lo “stronzo” che si redime, e la risoluzione del problema iniziale.
In alcune scene occorre anche un minimo di sospensione dell’incredulità, ma dopotutto è un film di FANTA-SCIENZA, dunque sono richieste determinate cose a monte.
A parte questo, il film è da 10elode. La trama è credibile, ben costruita, spalmata nel tempo in maniera graduale, tanto da permettere allo spettatore di comprendere lo sviluppo degli eventi. Nel film si trovano riferimenti ai cartoon giapponesi degli anni 80 come Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot, e alla più recente serie di Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno, facendone però una trasposizione in chiave più moderna e “originale”.
La rosa dei personaggi, protagonisti e non, è davvero degna di nota. Il protagonista, Raleigh Becket, leggermente stereotipato: l’eroe bello e controcorrente, però ben caratterizzato e in forte evoluzione durante il film. Mako Mori, giovane giapponese introversa, bella, geniale e senza dubbio il personaggio più introspettivo insieme al Marshall Stacker Pentecost.
Una cosa che mi è dispiaciuta è stato il non approfondire personaggi non protagonisti come i russi alla guida dello Jaeger Cherno Alfa e i tre gemelli cinesi al comando di Crimson Typhon. Davvero ben caratterizzati come backgroungd e stile. Meno caratterizzati padre e figlio alla guida dello Jaeger australiano Striker Eureka.
Ho trovato molto divertente un’altra strana “coppia” di personaggi: il gruppo di ricerca. Due scenziati molto “strambi” ognuno con la sua personale convinzione: l’ammiratore di Kaiju (i mostri-alieni) e un matematico. Ben caratterizzati, con background che seppur non raccontati, intuiti dallo spettatore. E come non citare Hannibal Chau, il contrabbadiere di pezzi di Kaiju, un pò steampunk, a metà fra il sadico e l’ironico.
Ci sono un paio di concept nel film che personalmente ho “adorato”. Parlo anzitutto della stretta di mano neurale, pratica necessaria ai piloti per entrare in perfetta sincronia fra loro e dunque con lo Jaeger.

Ma anche l’accenno “ecologista” che spiega il perchè questi mostri-alieni hanno deciso di attaccare la terra: l’atmosfera inquinata, le acque dell’oceano avvelenate, il buco nell’ozono e dunque un accenno ad un problema che ci riguarda da vicino. Personalmente credo che non guasti mai farci soffermare su determinate conseguenze che le nostre azioni spesso sconsiderate, stanno provocando al pianeta. Del Toro ne parla, comunque, in maniera molto originale associando a quelle tremende bestie questo problema, vedendolo come ipotetica causa per un apocalisse che, seppur collegata trasversalmente all’inquinamento, arriva e devasta.
Cosa dire poi delle lotte epiche? Battaglie fra titani, di una forza smisurata, capaci di indurre emozioni davvero forti che partono dal ventre per espandersi con forza centrifuga, attraverso il corpo sino a giungere alle estremità. Parlare di effetti speciali nel cinema, oramai è assolutamente riduttivo. Oramai CG (computer graphic), attori e scenografia sono un tutt’uno, integrati e studiati a monte per interagire alla perfezione. E in questo film tutto assume toni che rasentano la perfezione.
La colonna sonora è davvero “potente”, non trovo aggettivo che più di addice. Dopotutto Ramin Djawadi, è colui che ha anche fatto le musiche per Iron Man e Game of Thrones. Un maestro.
Ci sarebbe molto ancora da scrivere e di cui discutere, ma chiudo posando l’attenzione sul fatto che, seppur un film americano, questa volta non è l’America a salvare il mondo, ma è l’unione del “Pacific Rim”, tutti insieme, coalizzati per la salvezza del pianeta.
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