RECENSIONE DE LA BAMBINA SENZA CUORE di Emanuela Valentini

RECENSIONE DE LA BAMBINA SENZA CUORE di Emanuela Valentini

la bambina senza cuore cover

Una favola gotica…qualcuno l’ha definita così.  Io però non credo sia solo questo.

L’umore gotico certo è presente e abilmente mescolato con un ambient più moderno, quasi recente, nostalgico, di quegli anni novanta che la maggior parte di noi ricorda con un sorriso.

Una favola si, una favola gotica, d’amore, d’amicizia, di drammi e avidità, di promesse infrante e di mondi fantastici che si incontrano, una favola non fatta solo di fantasia,  quest’ultima infatti è il contorno a quella che è la nuda e cruda realtà.

Drammi familiari, maledizioni, mancanza di rispetto verso l’ambiente, arrivismo e sete di potere.

Pregiudizio.

Già, quel giudizio prematuro costruito a volte su fatti di cui non si è pienamente a conoscenza, a volte fatto solo di paura verso ciò che non si conosce o che si reputa diverso, o inferiore.  E a causa di questo, talvolta accade che la verità rimane celata dietro a false realtà fatte di inattendibilità e terrore di “sapere”.

Molto spesso basterebbe porre una domanda, quella giusta. Molte volte sarebbe sufficiente mettere da parte la paura e il preconcetto che istiga all’errore e alla falsità.

E quindi anche in questo romanzo Emanuela Valentini tocca tematiche sociali importanti denunciando con estrema grazia soprusi che ogni giorno stanno sotto ai nostri occhi e di cui spesso, anche inconsapevolmente, diveniamo complici.

Una favola profonda quella di Lola, di questa bambina senza cuore nei cui occhi tristi e profondi risiede molto più amore di quanto non ve ne sia in altri esseri umani che si reputano “normali” e figli di Dio.

Una bambina coraggiosa, determinata, magica. Un essere che accetta il suo destino con estrema armonia e grazia, che però non si arrende all’evidenza e si accorge con il tempo(che per lei è solo un’idea) che accettare non significa rassegnarsi bensì accogliere con quiete la propria sorte. E Lola accetta e accoglie a braccia aperte e con un buco nel petto quella che è la sua nuova vita, il suo potere è tale da far vivere persino un cuore di pietra, il suo altruismo pervaso da innocenza infantile e ragione centenaria la porta a voler migliorare in ogni modo la “vita” di coloro che la circondano.

E poi la “vita” la incontra davvero e lì, il suo cuore assente, batte. Non puoi dimenticare un arto quando ti viene amputato. Un organo non è solo carne, un cuore esiste anche oltre la fisicità materiale e non è il sangue che lo irrora ma è l’anima che lo fa battere a renderlo reale.  E se il cuore non c’è più comunque lo ricordi, comunque ami.

Inizia così un intreccio di storie, una matassa che si scioglie pian piano fra le sottili dita del tempo,  streghe e magia, odio e paura, misteri che durano da secoli, paure ataviche che non vogliono essere affrontate…per abitudine.Esseri viventi come zombie e non morti come vivi che pur non avendo sangue, seppur sotto una pelle gelida sono in grado di provare emozioni alla stregua di “angeli”.Molti i personaggi che popolano questa fantastica avventura, personaggi che si fanno amare, personalità odiose, altre che lasciano l’amaro in bocca e altri che stringono il cuore per quanta amarezza li circonda.

Così Rosie Maud, una bambina, anche lei solo una bambina costretta a vivere la pesante ignoranza del pregiudizio, costretta ad una vita arida a causa dell’intolleranza e dell’ingiustizia.

Padre Abel, un parroco avaro ed arrivista, un pastore privo di pecore e anzi egli stesso cacciatore e assassino. Ho odiato questo personaggio per la sua miserabile vita e per il cattivo messaggio che spesso persone nel suo stesso ruolo portano alle masse. A mio avviso il nome è una citazione biblica (non ne ho parlato con l’autrice poichè le mie recensioni vengono lette dagli autori solo dopo la pubblicazione), Abel come Abele, il fratello “buono” che per fare contento il suo Dio sacrificò un agnello (essere innocente!).  Forse sono solo mie lucubrazioni  ma forse all’interno di questa favola quell’agnello altri non è che Lola, un angelo al quale era stato cucito un vestito da demone! Un povero agnello sacrificato per tenere buono un dio vendicativo, reso tale solo dagli occhi rancorosi di chi guard, cadendo così nuovamente (a causa di false supposizioni) nell’errore. Dio non chiede sacrificio di sangue innocente, ne si può placare la sua ira con menzogne e falsità, egli punisce il colpevole e il ridicolo tentativo umano (di padre Abel e di chi per lui) di ingannare quelle “divinità” è stato infine inutile e fonte di maledizioni e ulteriori malintesi.

lolaE come non parlare di Nathan, un semplice adolescente mortale che ancora non corrotto dal tedio e dalla rassegnazione cerca dentro se stesso la forza per cambiare realmente le cose, cercando di portare la pace fra due mondi e la serenità verso un padre assente, così protettivo e preso dal suo ruolo di “genitore”da non accorgersi di avere un giovane uomo al suo fianco. Nathan dunque come esempio di apertura mentale, come persona scevra da pregiudizi e dotata di propria personalità e senso critico, che trova la pace e la serenità nelle cupe atmosfere di un “sepolcreto” non consacrato, dove i normali vedevano solo desolazione e peccato.

Andrei ancora avanti per pagine e pagine ma il rischio di svelare punti chiave di una storia così affascinante, diventa sempre più vivo e continuare  diventa azzardato. Fatto sta che questa recensione è piena di “citazioni” ironiche e non, che mi sono concessa la libertà di estrapolare dal racconto stesso.se stesso la forza per cambiare realmente le cose, cercando di portare la pace fra due mondi e la serenità verso un padre assente, così protettivo e preso dal suo ruolo di “genitore”da non accorgersi di avere un giovane uomo al suo fianco. Nathan dunque come esempio di apertura mentale, come persona scevra da pregiudizi e dotata di propria personalità e senso critico, che trova la pace e la serenità nelle cupe atmosfere di un “sepolcreto” non consacrato, dove i normali vedevano solo desolazione e peccato.

manu

Devo però fare un altro appunto in merito ad un personaggio che ho adorato per la sua “familiarità”, per quel senso di “conosciuto” che mi ispirava durante le pagine che divoravo avidamente.E ancora una volta l’autrice dimostra la sua conoscenza della letteratura e della poesia frammiste alla capacità di romanzarle nel più abile dei modi. Così P.B. Shelley allieta con i suoi versi i capitoli di questa favola e lo fa con tanta eleganza e discrezione da lasciarti sorpreso quando alla fine si materializza fra le pagine divenendo reale.  E la grandezza di Emanuela Valentini potrebbe davvero paragonarsi ad una grande autrice come Mary Shelley (moglie del suddetto poeta), una donna forte e ispirata della quale purtoppo si conosce ben poco.

Chiudo questa recensione con una citazione di Mary Shelley che ben si addice a quello che ho finora scritto: “Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca! 

La BAMBINA SENZA CUORE E’ Scaricabile gratuitamente al seguente link: http://labambinasenzacuore.altervista.org/

L’illustrazione presente nella recensione è stata eseguita da me per Il libro.

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