Recensione La Società degli Spiriti – La Lega dei Gentiluomini Rossi

La Società degli Spiriti – La Lega dei Gentiluomini Rossi

Recensione su Reader’s Bench

Acquistati, letti e terminati in ventiquattro ore. Questo basterebbe a spiegare già parecchie cose.

Ve ne sono altrettante che voglio analizzare, “sviscerare” (e nessun termine mi sembrava più adatto) e scrivere.

“Il perché delle cose non toglie il dolore, ma ti permette di ricostruire sulle rovine.”

Iniziamo dalla profonda verità nascosta in questa frase. L’ho letta, riletta e compresa. A fondo. Questo è solo un esempio. Entrambi i racconti sono costellati da frasi magnifiche cariche di significato, lirica, poesia, magia.

Una trama avvincente, fili intricati di una matassa che con desiderio e trepidazione cerchi di districare.  Tutto perfettamente credibile, fin troppo. Una Londra vittoriana carica di quegli umori tipici della rivoluzione industriale, descritti con sapienza magistrale. L’aria umida e oleosa di Londra la senti sulla pelle, e in alcuni tratti della storia ti verrebbe quasi da smettere di respirare. Parole come suoni, immagini, umori.

Gli umori dei protagonisti. Te li senti addosso, non ti danno tregua. Come una seconda pelle. Puoi solo scegliere quale indossare: Jericho, Jonas, Re Belial, Valentina, Gwen…

Personaggi carismatici, reali. Pensano, agiscono, soffrono. Amano, odiano, stuprano. Provano piacere, sentono dolore.

I protagonisti si lasciano scoprire lentamente, dolorosamente ti coinvolgono nelle loro vite tormentate. E’ così per Jericho Marmaduke Shelmardine (ascoltatene il suono, la sua onomatopeicità), un medium, un uomo di mondo, scaltro, misterioso, eccentrico. Lo incontri subito, sin dalle prime pagine e lo odi e lo ami. Detesti il suo modo di bere il brodo di tartaruga, la sua presunzione. Ami la sua profondità, il suo animo tormentato. Il suo modo di amare. Almeno così è stato per me. Jericho Marmaduke Shelmardine – voglio chiamarlo per intero, quasi fosse un mantram, una sorta di evocazione – durante la storia si apre, lascia trasparire il suo mondo. Coinvolge. Cresce.

Jonas Malrowe, un ispettore fin troppo professionale e legato al suo lavoro. Un uomo pratico, scettico. Più chiuso e timido di Jericho, ma altrettanto spesso e tridimensionale. Si lascia sondare più lentamente, ma la sua grandezza è intuibile da subito. Sin da quando rifiuta il brodo di tartaruga, entro cui il povero animale viene bollito vivo. Due uomini, così diversi eppure con dolori simili, non nella forma, ma nell’intensità.

“Il Mago”, una presenza-assenza, carismatica, magica. Nel suo apparire, fatto di ricordi rivivi tutto il suo “potere”. Valentina, bella e terribile. Triste, gelosa, pazza d’amore, di un amore tutto suo.  Re Belial: Magnifico! Una creazione originale, un personaggio dal background non descritto ma perfettamente intuibile. “Potrebbe uccidere per noia”. Lo adoro. Non mi soffermo sulla miriade di personaggi che compaiono, non adesso. Ci tengo però a precisare che nonostante i protagonisti principali e non, siano tanti, nessuno è stato lasciato al caso. Tutti hanno un passato, una vita, una storia da raccontare. Accuratezza mi verrebbe da dire.  Sono decisamente accurati.

Il genere è un mix fra noir, erotico, giallo, storico e molto altro. La suspense non manca, così come mistero e erotismo che non scade mai nel pornografico.

Su questo punto vorrei soffermarmi. Molti scrivono di sesso e spesso gli scritti sono volgari.  E’ quasi diventato un clichè. Sesso, pornografia, cose campate in aria fini solo a se stesse. Come il più banale e commerciale dei film porno. Nella scrittura come in ogni altra arte occorre “maestria”. Qualsiasi sia l’argomento trattato. E questo Federica e Vittoria sanno farlo benissimo. Alcune pagine sono intrise di un erotismo così poetico da farlo trascendere da quella che è la natura delle cose. Anche quando sono “crude”, le scene erotiche risultano “artistiche”. Si parla di carne pulsante, di umore vischioso e di molte altre metafore visive potenti e d’effetto.

Anche nel momento in cui si tratta l’omosessualità si ha l’impressione di trovarsi di fronte ai più alti sentimenti (purtroppo socialmente non siamo abituati a considerarli tali).

Un’altra cosa che ho gradito tantissimo sono i dialoghi: ben costruiti, assolutamente utili e complementari alla narrazione, ognuno ha la sua giusta voce, il suo accento, il suo modo di parlare (basta pensare alla geniale trovata del comandante di Scotland Yard).

Nel complesso non sono riuscita a trovare nulla lasciato al caso. Tutto assolutamente “amazing”.

Ho riscontrato qualche problema di editing, errori di battitura più che altro che sinceramente e personalmente passano in assoluto secondo pianto vista la meraviglia dei racconti, ma che comunque devo segnalare.

Se dovessi dare un voto assegnerei 5 stelle.

In attesa dei prossimi due racconti che chiuderanno la serie, speriamo che le autrici ci regalino qualche altra loro meravigliosa-inquietante idea.

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5star

Intervista alle autrici su Reader’s Bench

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